L’Alto Adige continua a vantare uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Italia, ma dietro il dato medio emergono differenze territoriali sempre più marcate e fragilità che iniziano a preoccupare. Secondo l’ultima analisi pubblicata dall’Osservatorio mercato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, nel 2025 il tasso di disoccupazione amministrativa si è attestato al 6,3%, con una media annuale di 15.598 persone registrate presso i Centri di mediazione lavoro.
Un dato che la Provincia legge in chiave positiva. L’assessora provinciale al Lavoro Magdalena Amhof rivendica, infatti, l’efficacia delle politiche territoriali: secondo Amhof, i Centri di mediazione lavoro permetterebbero di offrire risposte mirate e personalizzate alle diverse realtà locali.
Ma proprio l’analisi territoriale racconta un quadro meno uniforme di quanto il dato generale lasci intendere. I tassi di disoccupazione variano infatti sensibilmente tra i comprensori, oscillando dal 4,7% al 7,3%. E soprattutto cambiano le caratteristiche della disoccupazione stessa. A Merano prevale il fenomeno dei cosiddetti “disoccupati a porta girevole”, legati alla stagionalità del turismo e dei servizi. Una situazione che, pur essendo considerata fisiologica, continua però a evidenziare quanto l’economia altoatesina dipenda ancora da lavoro stagionale e precario.
Più delicata appare invece la situazione di Bolzano, dove l’Osservatorio registra una crescita della disoccupazione strutturale collegata a fragilità sociali. Un segnale che rompe l’immagine di un mercato del lavoro sempre efficiente e capace di assorbire rapidamente chi perde l’occupazione.
Nel comprensorio Bressanone-Vipiteno, invece, pur in presenza di un basso tasso generale di disoccupazione, emergono criticità legate soprattutto alle donne e alle persone con disabilità, categorie che continuano a incontrare maggiori difficoltà di inserimento lavorativo.
Il direttore del Servizio Mercato del lavoro Stefan Luther sottolinea come non esista “un solo mercato del lavoro”, ma realtà profondamente differenti tra loro. Una lettura condivisibile, ma che allo stesso tempo mette in evidenza un problema politico di fondo: parlare genericamente di “modello Alto Adige” rischia oggi di nascondere squilibri sempre più evidenti.
Anche altri numeri meritano attenzione. Nel 2025 il 15,4% delle persone registrate come disoccupate non era residente in provincia, mentre i disoccupati di lunga durata rappresentavano il 15% del totale. Dati che mostrano come il mercato del lavoro altoatesino, pur forte, inizi a confrontarsi con problemi strutturali non più marginali.
La Provincia punta ora sul rafforzamento dei Centri di mediazione lavoro attraverso nuovo personale, sedi adeguate e infrastrutture informatiche più moderne. Una strategia che potrebbe migliorare il sistema di accompagnamento al lavoro, ma che da sola difficilmente basterà a risolvere nodi ormai profondi: precarietà stagionale, difficoltà di accesso per alcune categorie sociali e crescente polarizzazione tra territori forti e territori più fragili.
Dietro i numeri positivi, insomma, l’Alto Adige del lavoro perfetto appare oggi meno solido di quanto spesso venga raccontato.
Foto/c-USP/Fabio Brucculeri