“Arresti all’alba e elicotteri”: Unterberger attacca il metodo dell’inchiesta Carbone delle Alpi

L’inchiesta “Carbone delle Alpi” continua a far discutere anche sul piano politico. A intervenire duramente sulle modalità operative utilizzate dagli inquirenti è stata la senatrice della Südtiroler Volkspartei Julia Unterberger, che parla apertamente di “misure spropositate” e di una spettacolarizzazione delle operazioni giudiziarie.

Secondo Unterberger, gli arresti eseguiti nelle prime ore del mattino con l’impiego di elicotteri avrebbero creato un’immagine eccessiva rispetto ai profili delle persone coinvolte nell’inchiesta. “Sembrava la caccia a pericolosi latitanti”, afferma la presidente del Gruppo per le Autonomie, sostenendo che gli indagati non presenterebbero alcuna pericolosità sociale tale da giustificare un simile dispiegamento di forze.

La senatrice sottolinea comunque la propria fiducia nel lavoro della magistratura e nella capacità degli organi giudiziari di accertare i fatti. Allo stesso tempo, però, esprime “inquietudine” per alcuni aspetti dell’indagine, evidenziando analogie con la precedente inchiesta Romeo.

Nel mirino di Unterberger finisce soprattutto quella che definisce una narrazione forzata sull’esistenza di associazioni mafiose in Alto Adige. “Il teorema secondo cui la Val Venosta sarebbe diventata terra di mafia non reggerà all’esame dell’autorità giudiziaria”, sostiene la parlamentare SVP, convinta che gli indagati riusciranno a dimostrare la propria innocenza.

Le dichiarazioni riaccendono così il dibattito sul delicato equilibrio tra esigenze investigative, tutela dell’immagine degli indagati e comunicazione pubblica delle operazioni giudiziarie. Un confronto che, soprattutto in territori come l’Alto Adige tradizionalmente percepiti lontani dai fenomeni mafiosi, assume inevitabilmente anche una forte valenza politica e simbolica.

Foto, Julia Unterberger