Protezione civile e prevenzione: Musumeci rilancia la cultura della sicurezza nei territori

“La prevenzione resta la prima difesa dei territori”. È il messaggio ribadito dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci durante un incontro al Festival dell’Economia di Trento, dove ha richiamato l’urgenza di rafforzare la cultura della prevenzione e della gestione delle emergenze in Italia.

Secondo il ministro, restano ancora circa 800 i Comuni italiani privi di un piano comunale di protezione civile, uno strumento considerato fondamentale per coordinare i primi interventi nelle ore successive a una calamità. Un dato che evidenzia, ha sottolineato, la necessità di accelerare sul fronte della pianificazione territoriale e della preparazione delle comunità.

Nel corso del confronto, Musumeci ha insistito sull’importanza di conoscere in anticipo procedure, punti di raccolta e strumenti operativi, evidenziando come la capacità di risposta dipenda anche dalla consapevolezza dei cittadini. “Non possiamo continuare a chiederci solo cosa fanno Stato, Regioni o Comuni – ha osservato – ma anche cosa facciamo noi come cittadini”.

Un esempio virtuoso arriva dal Trentino, dove tutti i Comuni risultano dotati di un piano di protezione civile e la Provincia autonoma investe ogni anno circa 100 euro per abitante nella prevenzione.

Ampio spazio anche al tema del rischio sismico e alla situazione dei Campi Flegrei, dove il ministro ha richiamato l’attenzione sul recente sciame sismico e sulle misure in corso per la sicurezza delle infrastrutture e delle abitazioni. “Possiamo fare tutto tranne che arrestare l’attività sismica”, ha ricordato, sottolineando l’assenza di un rischio zero e la necessità di convivere con territori fragili attraverso monitoraggio e prevenzione costante.

Il Mediterraneo è stato infine al centro del dibattito come risorsa strategica per il futuro del Paese. Musumeci ha parlato della crescita della blue economy, definendola un settore in forte espansione che vale oltre 230 miliardi di euro e rappresenta circa il 12% del Pil nazionale. Un comparto che, secondo le stime, potrebbe offrire lavoro fino a 180mila giovani nei prossimi anni.

Tra gli obiettivi indicati anche la riforma del sistema portuale italiano, considerata una leva decisiva per aumentare competitività, innovazione ed efficienza del Paese nella dimensione marittima.

Foto, Sebastiano Musumeci/c-Daniele Paternoster – Archivio Ufficio Stampa PAT