Le educatrici della prima infanzia chiedono maggiore valorizzazione professionale ed economica, mentre i sindacati denunciano una situazione sempre più critica all’interno dei servizi educativi 0-3 anni. A sostenerle sono le Funzioni Pubbliche di Cgil/Agb, SgbCisl e Uil/Sgk, che nelle scorse settimane hanno promosso un’assemblea sindacale molto partecipata dalle lavoratrici del settore.
Dall’incontro è emersa la volontà delle educatrici di rivolgersi direttamente alle istituzioni attraverso una lettera inviata al presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, all’assessora provinciale Rosmarie Pamer e al Comune di Bolzano.
Nel documento, firmato da tutte le educatrici dell’Assb, viene ribadita l’importanza del ruolo educativo svolto all’interno degli asili nido, considerato fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini.
Le sindacaliste e i sindacalisti sottolineano come il lavoro educativo nella fascia 0-3 anni non possa essere ridotto a una semplice attività di assistenza o custodia. Le educatrici, spiegano, costruiscono percorsi educativi complessi, osservano la crescita dei bambini, progettano attività e accompagnano quotidianamente le famiglie in una fase estremamente delicata della vita.
Nonostante ciò, il settore continua a fare i conti con problemi strutturali ormai cronici: carenza di personale, difficoltà organizzative, forte pressione psicofisica e retribuzioni considerate non adeguate rispetto alle responsabilità richieste.
Secondo Cgil/Agb, SgbCisl e Uil/Sgk, è necessario aprire rapidamente un confronto con Provincia e Comune per affrontare il problema attraverso investimenti concreti sul personale, nuove assunzioni e aumenti salariali reali.
I sindacati chiedono, inoltre, maggiori tutele legate all’usura psicofisica della professione e percorsi di valorizzazione professionale che riconoscano il ruolo sociale ed educativo delle lavoratrici dei nidi.
«Garantire condizioni dignitose alle educatrici significa garantire qualità educativa ai bambini e alle famiglie», sottolineano le organizzazioni sindacali, avvertendo che ignorare il problema rischia di impoverire progressivamente un servizio essenziale per il futuro della comunità.
L’obiettivo dichiarato è fermare quella che viene definita una vera e propria “emorragia di professionalità”, fenomeno che negli ultimi anni sta mettendo in difficoltà sempre più strutture educative del territorio.
Foto, Sabrina Bonetalli