Autotrasporto al collasso: CNA Fita conferma il fermo nazionale contro il caro carburante

Il settore dell’autotrasporto merci lancia un nuovo grido d’allarme e annuncia lo stop nazionale dei servizi dal 25 al 29 maggio 2026. A proclamarlo sono le associazioni aderenti a UNATRAS, tra cui CNA Fita, che denunciano una situazione ormai considerata insostenibile a causa dell’aumento vertiginoso dei costi del carburante.

Anche CNA Fita Trentino Alto Adige ha comunicato ufficialmente il fermo al Commissariato del Governo e alla Questura di Bolzano, dopo settimane di attesa per un confronto con l’esecutivo nazionale.

«Siamo rimasti in attesa di una convocazione da parte del Governo per settimane», spiega Mirko Siviero. «L’incontro è stato fissato soltanto il 22 maggio, a pochissimi giorni dall’inizio del fermo. Senza risposte concrete, dal 25 al 29 maggio i mezzi rimarranno nei piazzali».

Secondo le associazioni di categoria, il settore sta pagando pesantemente gli effetti della crisi energetica internazionale e delle tensioni legate allo Stretto di Hormuz. I numeri parlano di rincari continui: il prezzo del gasolio, passato da 1,70 euro al litro di febbraio ai 2,10 euro registrati ad aprile, ha generato aumenti superiori al 23%.

Per le piccole e medie imprese di autotrasporto questo si traduce in un aggravio medio di circa 1.100 euro al mese per ogni camion, pari a oltre 13.000 euro l’anno per singolo veicolo pesante.

«Le aziende sono allo stremo», sottolinea Marco Barchetti. «O si fermano per protesta oppure si fermano perché non hanno più liquidità per fare il pieno».

In Trentino-Alto Adige operano oltre 1.530 aziende di trasporto merci conto terzi, di cui quasi 800 in Alto Adige e oltre 700 in Trentino. Una realtà composta in larga parte da micro e piccole imprese artigiane che, secondo CNA Fita, rischiano concretamente il collasso economico.

Al centro della protesta vi è anche il meccanismo delle accise. Le aziende dotate di mezzi Euro 5 ed Euro 6 beneficiano infatti di un recupero parziale trimestrale delle accise sul gasolio, misura considerata essenziale per mantenere liquidità nei bilanci aziendali.

Con il taglio delle accise deciso dal Governo per contenere il costo del carburante, il rimborso si è però drasticamente ridotto, passando da circa 742 euro mensili per camion a importi molto più bassi. Per una media impresa artigiana, questo significa una perdita di liquidità stimata attorno ai 18.000 euro.

Le richieste avanzate da UNATRAS al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono precise: uno stanziamento immediato di 500 milioni di euro per compensare l’impennata dei costi, rimborsi automatici delle accise, sospensione temporanea di imposte e contributi e l’introduzione di regole chiare sulla cosiddetta “Fuel Surcharge”, la clausola che dovrebbe consentire l’adeguamento automatico delle tariffe di trasporto in base all’aumento del carburante.

Secondo le associazioni, molti committenti continuano però a non riconoscere gli aumenti o a recepirli con forti ritardi, scaricando così il peso economico interamente sulle aziende di trasporto.

«1.100 euro di aggravio mensile per veicolo sono una tassa insostenibile sulla produzione», concludono Siviero e Barchetti. «Il silenzio del Governo ha portato la categoria all’esasperazione. Senza risposte certe, il fermo nazionale non è una scelta, ma la conseguenza inevitabile di un settore che non ha più ossigeno per continuare a lavorare».

Foto, Siviero e Barchetti