In Alto Adige si apre il dibattito su un tema sempre più attuale: il possibile reinserimento volontario dei pensionati nel mercato del lavoro per far fronte alla crescente carenza di personale. Dopo l’approvazione a maggioranza di un voto in Consiglio provinciale sugli incentivi al lavoro oltre l’età pensionabile, arriva ora una proposta concreta dall’Unione commercio turismo servizi Alto Adige.
L’associazione sta collaborando con il senatore Meinhard Durnwalder alla stesura di una proposta legislativa che mira a rendere più attrattiva la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo la pensione, soprattutto nelle aree con tassi di disoccupazione strutturalmente bassi.
“Molte aziende sono alla disperata ricerca di collaboratori e collaboratrici, mentre molti pensionati sarebbero disponibili a continuare o riprendere a lavorare, spesso a tempo parziale, forti di esperienza e affidabilità. Lo Stato non deve ostacolare questa disponibilità”, afferma il presidente dell’Unione Philipp Moser.
La proposta prevede l’introduzione di un modello pilota temporaneo per le zone più colpite dalla carenza di personale. Il cuore del progetto è un meccanismo contributivo speciale: i contributi pensionistici sui redditi da lavoro dei pensionati non verrebbero più versati all’INPS, ma restituiti direttamente al lavoratore come bonus aggiuntivo in busta paga, tassato ma esente da ulteriori contributi.
Secondo l’esempio illustrato, con uno stipendio lordo di 3.000 euro al mese, un pensionato potrebbe ricevere fino a 1.000 euro aggiuntivi lordi mensili (circa 650 euro netti), senza costi extra per azienda o lavoratore.
“Si tratta di una misura volontaria, mirata e temporanea, pensata per territori dove la carenza di personale è già una realtà concreta”, sottolinea Moser, evidenziando come il sistema attuale non incentivi abbastanza la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo il pensionamento.
Secondo l’Unione, il quadro normativo vigente rende infatti poco conveniente lavorare oltre l’età pensionabile, tra tassazione progressiva e contributi previdenziali che non portano a benefici significativi aggiuntivi. Una situazione definita come “mancata incentivazione”.
La proposta non punta a stravolgere il sistema previdenziale, ma a introdurre un correttivo mirato e temporaneo, basato su strumenti già esistenti nel diritto italiano, come l’incentivo al posticipo del pensionamento.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato sostenere le imprese in difficoltà nel reperire personale, dall’altro valorizzare l’esperienza dei lavoratori senior, soprattutto nei settori del commercio, della ristorazione e dei servizi.
“Non si tratta di sostituzione dei giovani, ma di integrazione dove le posizioni restano scoperte”, conclude Moser, delineando una possibile “win-win situation” tra aziende e lavoratori pensionati.