Caro energia, famiglie sotto pressione: nel 2026 stangata fino a 1.500 euro. CNA lancia l’allarme sugli investimenti

Bollette più alte, carburanti alle stelle e rincari alimentari destinati a pesare sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane. È questo il quadro tracciato da CNA Trentino Alto Adige, che in uno studio mette in guardia sugli effetti del caro-energia nel 2026: una famiglia media potrebbe trovarsi a sostenere fino a mille euro di spese aggiuntive all’anno, cifra che può salire a 1.200-1.300 euro per i nuclei con figli e consumi energetici elevati.

Secondo l’analisi, l’aumento dei costi dell’energia rappresenta il principale fattore di pressione economica. Le bollette di luce e gas potrebbero crescere tra 300 e 400 euro annui, mentre per i carburanti si stimano rincari tra 200 e 300 euro, con un impatto particolarmente pesante sui pendolari. A questi si aggiunge il rialzo dei prezzi alimentari, che potrebbe comportare una spesa extra compresa tra 250 e 350 euro all’anno.

A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto le famiglie numerose, i pensionati e i nuclei residenti in aree poco servite dal trasporto pubblico. Una famiglia con due figli, una casa di grandi dimensioni e due automobili potrebbe arrivare a spendere fino a 1.500 euro in più all’anno. Più contenuto invece l’impatto sui single che vivono nei centri urbani e utilizzano meno l’auto, con aumenti stimati tra 400 e 500 euro.

Per Cristiano Cantisani, presidente regionale di CNA, il rischio concreto è quello di un rallentamento della domanda interna, con conseguenze dirette sulle micro e piccole imprese del commercio, dei servizi e della produzione.

“È necessario rafforzare le misure di contenimento dei costi energetici, sostenere il reddito disponibile delle famiglie e incentivare gli investimenti in efficienza energetica”, sottolinea Cantisani, che auspica anche interventi specifici da parte delle Province autonome di Bolzano e Trento.

Lo studio evidenzia inoltre come la crescita dei redditi nominali, stimata tra il 2,5% e il 3%, non sia sufficiente a compensare l’inflazione prevista tra il 2,7% e il 3%, con il risultato di una sostanziale stagnazione del potere d’acquisto.

Le ripercussioni non riguardano solo i consumi delle famiglie. Anche le imprese rischiano di frenare gli investimenti: CNA stima infatti una riduzione degli investimenti fissi lordi del 2% in uno scenario moderato, che potrebbe arrivare fino al 4% in caso di shock energetico prolungato. Un effetto che potrebbe tradursi in una perdita di Pil compresa tra 0,4 e 0,9 punti percentuali.

“La tenuta dei consumi e degli investimenti rappresenta un fattore decisivo per salvaguardare l’economia – conclude Cantisani –. Senza interventi mirati, l’attuale dinamica dei prezzi rischia di trasformarsi in un freno per l’intero sistema produttivo”.

Foto, Cristiano Cantisani, presidente di CNA Trentino Alto Adige