Freedom 2026: il teatro che immagina la libertà torna con CRATere

Un invito a ripensare la libertà non come parola astratta, ma come esperienza viva, fragile e condivisa. È questo il cuore di “Freedom”, il tema scelto per l’edizione 2026 di CRATere, la piccola rassegna di teatro, arti e umanità che intreccia produzioni locali e nazionali in un percorso diffuso tra Merano e Bolzano.

Curata da Nazario Zambaldi, la rassegna costruisce un mosaico di linguaggi – teatro, letteratura, musica e installazioni – per interrogare il presente attraverso il prisma della libertà, dei diritti e della responsabilità individuale. Un tema che affonda le sue radici anche nel pensiero di Erich Fromm, che già nel 1941 analizzava la complessa relazione tra libertà e paura.

Fulcro simbolico del programma è lo spettacolo “Forum Langer: eco di un viaggiatore leggero”, dedicato alla figura di Alexander Langer, intellettuale capace di unire ecologia, convivenza e impegno civile. La produzione, firmata da Teatro Pratiko e Albe/Ravenna Teatro, diventa un dispositivo scenico e politico insieme, in cui generazioni e voci differenti si intrecciano attraverso teatro e video.

Il percorso di CRATere si apre già nei giorni precedenti il festival con una serie di appuntamenti tra Merano e Bolzano. A Merano, il tema della libertà prende forma anche attraverso la dimensione della fiaba con la presentazione di Forse un drago nascerà di Giuliano Scabia, mentre a Bolzano il dialogo filosofico e letterario si sviluppa attorno a Walter Benjamin e Franz Kafka, in una riflessione sullo “stupore” come spazio di rottura e possibilità.

Tra gli appuntamenti più significativi anche la presentazione di “Lina e il sasso” di Mauro Covacich, e l’incontro “Storia delle rivoluzioni immaginarie”, che mette in dialogo alcune delle principali realtà teatrali italiane contemporanee.

Il cuore del festival si sviluppa domenica 10 maggio al Teatro Puccini di Merano, con una giornata intensa di eventi: dalla composizione musicale originale di Roberto Paci Dalò, alla tavola rotonda “Teatro o teatri?”, fino agli spettacoli che esplorano il rapporto tra libertà, memoria e trasformazione sociale. Tra questi, anche il lavoro di Ateliersi su Carla Lonzi, che intreccia pensiero femminista e scena contemporanea.

La chiusura del programma si muove tra teatro, cinema e impegno civile, con la proiezione di lavori legati al festival della salute mentale Lo Spiraglio e la messa in scena de “Il paese dove non si muore mai”, produzione ispirata alle Fiabe italiane di Italo Calvino, che trasforma il viaggio in una metafora dell’oltre e dell’immaginazione.

Nel suo insieme, CRATere 2026 si conferma come un laboratorio culturale diffuso, dove la libertà non viene celebrata in astratto ma messa in scena, interrogata e condivisa. Un attraversamento collettivo che invita a ripensare il teatro come spazio politico, poetico e umano, capace di aprire domande più che fornire risposte.