Le parole che si muovono: a Bolzano l’arte di Edson Luli ribalta il linguaggio

Al Centro Trevi – TreviLab di Bolzano arriva una mostra che mette in discussione il modo stesso in cui guardiamo e descriviamo la realtà. Dal 9 maggio al 6 giugno 2026, nell’ambito del festival Quo Vadis? dedicato alle culture e alle lingue, si apre al pubblico I don’t see any nouns, I see only verbs, personale dell’artista albanese Edson Luli, a cura di Nicolò Faccenda.

Il titolo già suggerisce la direzione del progetto: non esistono più oggetti fermi, ma processi in continuo movimento. Attraverso installazioni, video e opere luminose, Luli trasforma il linguaggio in materia viva, instabile, capace di mutare insieme a chi lo utilizza. L’idea di fondo è che le parole non siano semplici etichette del mondo, ma strumenti che lo costruiscono e lo deformano.

Il percorso espositivo si muove tra arte concettuale e riflessione filosofica, interrogando le strutture con cui interpretiamo ciò che ci circonda. In questo senso, la mostra non propone risposte, ma apre domande: come nasce il significato? Quanto è neutrale il linguaggio che usiamo ogni giorno? E soprattutto, è possibile pensare e vedere in modo diverso?

Il riferimento a Wittgenstein attraversa il progetto come una traccia silenziosa: il significato non è qualcosa di fisso, ma nasce dall’uso. Da qui Luli sviluppa un lavoro che mette in crisi le categorie tradizionali, spostando l’attenzione dal “nome” all’azione, dal sostantivo al verbo, dal concetto alla relazione.

L’esposizione si inserisce nel programma del festival Quo Vadis?, che in questa quinta edizione esplora l’Albania e le sue connessioni culturali. In questo contesto, la ricerca dell’artista – di origini albanesi ma attivo a livello internazionale – diventa anche un ponte tra identità, linguaggi e geografie diverse.

La mostra si sviluppa come uno spazio immersivo e partecipativo, in cui il visitatore non è semplice osservatore ma parte attiva del processo percettivo. L’obiettivo è spostare lo sguardo, rendere instabile ciò che sembra ovvio, e lasciare emergere nuove forme di consapevolezza.

A Bolzano, il linguaggio diventa così un territorio da attraversare più che da definire: non più elenco di nomi, ma flusso di azioni.

Foto, I am You You are Me. That’s a fact., 2023, installazione composta da due sedie e un tavolo sagomati, insegna al neon, 180 x 70 x 70 cm