Settantamila persone coinvolte, 26 università e 73 edifici: sono i numeri di “Atenei uniti per una sicurezza condivisa”, l’iniziativa nazionale che ha trasformato la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro in un grande laboratorio diffuso di prevenzione.
Da nord a sud Italia, studenti, docenti e personale amministrativo hanno interrotto per qualche ora lezioni e attività per partecipare a prove di evacuazione coordinate. Un gesto concreto, ma soprattutto simbolico: portare la sicurezza fuori dai manuali e dentro la quotidianità universitaria.
Tra gli atenei protagonisti, l’Università di Trento ha coinvolto oltre 4mila persone in due simulazioni simultanee: una al Palazzo di Sociologia, nel cuore della città, e una al Polo Ferrari 1, sulla collina. Allo scattare dell’allarme, edifici svuotati in pochi minuti, seguendo percorsi segnalati e istruzioni precise. Nessun panico, solo ordine e consapevolezza.
«La sicurezza riguarda tutti, soprattutto i giovani che si preparano al mondo del lavoro», ha sottolineato il rettore Flavio Deflorian, richiamando il valore educativo dell’iniziativa. Non solo esercitazione tecnica, dunque, ma un’occasione per rafforzare il senso di responsabilità individuale e collettiva.
L’evento si inserisce in un percorso più ampio: durante l’anno, infatti, l’ateneo promuove formazione continua e progetti di sensibilizzazione, come i “Safety tips” e incontri dedicati alla gestione delle emergenze, anche grazie al contributo del delegato alla sicurezza Riccardo Ceccato.
A livello nazionale, il progetto è sostenuto dalla rete dei servizi di prevenzione delle università e dalla Conferenza dei rettori delle università italiane, con l’obiettivo di trasformare la sicurezza da obbligo normativo a valore condiviso.
La scelta del 28 aprile non è casuale: la giornata, promossa dall’Organizzazione internazionale del lavoro, richiama ogni anno l’attenzione su infortuni, malattie professionali e prevenzione. Ma questa volta il messaggio è stato ancora più forte: la sicurezza si impara facendola, insieme.
E se per qualche ora le aule si sono svuotate, il risultato è stato tutt’altro che un’interruzione: un investimento concreto in consapevolezza, coordinamento e cultura della prevenzione. Perché università più sicure oggi significano professionisti più responsabili domani.