Dall’AI generativa all’AI Enterprise: il nuovo salto per le imprese digitali

L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase evolutiva. Dopo l’entusiasmo per i modelli generativi, il prossimo passaggio per le imprese sarebbe già tracciato: l’adozione dell’AI Enterprise, un approccio più strutturato, controllabile e orientato alle esigenze concrete del business.

A delineare questo scenario è l’ingegnere e imprenditore Guido Lucarelli, secondo cui i modelli attuali basati sull’AI generativa non sarebbero sufficienti a garantire affidabilità nei contesti aziendali. Il limite principale, spiega, riguarda la natura “generalista” dei Large Language Models, che possono produrre risposte plausibili ma non sempre corrette o verificabili.

Da qui la proposta di un cambio di paradigma: passare a sistemi di AI Enterprise capaci di fornire risposte “certificabili e ripetibili al 100%”, ottimizzati anche per l’efficienza operativa e non necessariamente dipendenti da modelli generativi di grandi dimensioni.

Il tema centrale diventa quindi l’affidabilità. In ambito business e soprattutto nei settori mission critical, l’attuale tasso di errore dei modelli generativi rappresenterebbe un limite strutturale. A questo si aggiunge un altro fattore strategico: la dipendenza tecnologica da fornitori esteri, soprattutto statunitensi, che pone il tema della sovranità digitale al centro del dibattito europeo.

Secondo Lucarelli, la direzione futura passa, invece, da architetture ibride, che combinano modelli generativi e approcci neurosimbolici, integrando dati proprietari e sistemi ridondanti. Un’evoluzione che permetterebbe non solo maggiore affidabilità, ma anche un uso più efficiente delle risorse computazionali e dei consumi energetici.

Il cambiamento non è solo tecnologico, ma anche organizzativo. Le imprese, sostiene l’imprenditore, dovrebbero superare il modello tradizionale dello sviluppo software per diventare realtà “AI-driven”, dove il codice è generato dalle macchine e il ruolo umano si concentra su progettazione, architettura e controllo dei risultati.

Le ricadute potenziali sono ampie: maggiore produttività nei reparti amministrativi, HR, marketing e vendite, capacità di elaborare grandi volumi di dati e possibilità di ripensare interi modelli di servizio.

Lucarelli, alla guida di ISED S.p.A. e presidente di b2x S.r.l., porta una visione maturata tra innovazione e impresa, con esperienze nel digital retail e nella trasformazione di ecosistemi omnicanale. Un percorso che oggi si traduce in una lettura chiara della transizione in corso: dall’AI come strumento sperimentale all’AI come infrastruttura centrale delle aziende.

Il futuro dell’intelligenza artificiale, conclude, non sarà solo più potente, ma soprattutto più progettato, controllato e integrato nei processi aziendali. E sarà proprio questa evoluzione a determinare la vera maturità dell’AI in ambito enterprise.