“Abuso d’ufficio, serve il ritorno”: Unterberger attacca, anche l’Anticorruzione lancia l’allarme

Il dibattito sull’abuso d’ufficio torna al centro della scena politica. A riaccenderlo è la senatrice Julia Unterberger, che richiama con forza le conclusioni della relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), definendole “molto preoccupanti”.

Secondo Unterberger, la cancellazione del reato da parte del Governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe indebolito in modo significativo gli strumenti di contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione.

“La relazione dell’ANAC – afferma – evidenzia chiaramente come l’eliminazione dell’abuso d’ufficio abbia ridotto la capacità di intercettare comportamenti illeciti che non rientrano nella fattispecie della corruzione”.

La senatrice della SVP richiama anche il quadro europeo, facendo riferimento alla nuova Direttiva Anticorruzione UE, che considera l’abuso d’ufficio un reato fondamentale all’interno degli ordinamenti degli Stati membri.

“L’Europa è chiara: questo strumento è essenziale e l’Italia dovrà adeguarsi, reintroducendo il reato nel proprio ordinamento”, sottolinea.

A rafforzare la posizione è anche il dato sulla percezione della corruzione: l’Italia si colloca al 19° posto in Europa e al 52° a livello globale. Un segnale, secondo Unterberger, della persistente fragilità del sistema e della sfiducia diffusa tra cittadini e imprese.

“Le norme non vanno allentate, ma rafforzate – conclude – perché i fenomeni corruttivi diventano sempre più sofisticati. È necessario dotarsi di strumenti adeguati per contrastarli efficacemente”.

Il tema resta dunque aperto e destinato a tornare al centro del confronto politico, tra richieste di adeguamento agli standard europei e la necessità di ricostruire fiducia nelle istituzioni.

Foto, Julia Unterberger