Un lavoro silenzioso ma fondamentale, fatto di ascolto, consulenza e mediazione: è questo il cuore dell’attività svolta nel 2025 dal Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige, che si conferma un punto di riferimento essenziale per i cittadini alle prese con difficoltà nel sistema sanitario, amministrativo e assistenziale.
I dati parlano chiaro: nel corso dell’anno sono state registrate ben 11.084 azioni operative. Un numero che va ben oltre le pratiche formalmente aperte e racconta un impegno quotidiano fatto di incontri, telefonate, mail, documenti e attività di orientamento. Si tratta spesso del primo contatto tra cittadino e servizio, un momento cruciale in cui si chiariscono dubbi, si spiegano diritti e si accompagnano le persone nei percorsi più complessi.
A sostenere questa attività è anche il prezioso contributo dei volontari, che nel 2025 hanno donato complessivamente 3.949 ore del proprio tempo, confermando il forte valore sociale dell’iniziativa.
Tra le attività più frequenti spiccano gli scambi via mail – oltre 5.800 – segno di un rapporto sempre più digitale con l’utenza. A questi si aggiungono più di 1.300 telefonate organizzative, quasi 250 consulenze telefoniche, oltre 470 incontri diretti e un’intensa attività di produzione documentale, con più di 1.700 atti elaborati tra lettere, segnalazioni e richieste ufficiali. Rilevante anche l’impegno sul fronte della prevenzione, con quasi 1.000 visite dedicate, e le consulenze su temi delicati come invalidità civile, assegni di cura e amministrazione di sostegno.
Accanto a questa attività diffusa, il Centro ha seguito nel 2025 anche 112 pratiche formali, ovvero situazioni che hanno richiesto una gestione strutturata con interventi diretti verso enti e istituzioni. Di queste, 72 sono state aperte e concluse nello stesso anno, mentre altre restano in corso, a testimonianza della complessità di molte situazioni.
L’ambito sanitario si conferma il più rilevante, con numerose segnalazioni legate a presunti casi di malpractice o a criticità nei percorsi di cura. Seguono le questioni amministrative, in particolare legate all’invalidità civile e all’accesso a prestazioni sociali. Più contenute, ma comunque presenti, le problematiche nell’ambito assistenziale.
Dal punto di vista territoriale, la maggior parte delle segnalazioni riguarda strutture del sistema sanitario pubblico, in particolare l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige e l’ospedale di Bolzano, che concentra il numero più elevato di pratiche, soprattutto nei reparti di ortopedia, pronto soccorso e chirurgia.
Un dato particolarmente significativo riguarda gli esiti: oltre il 60% delle pratiche si conclude positivamente, con una soluzione o un chiarimento ritenuto soddisfacente. A questo si aggiunge un 25% di casi in cui è lo stesso utente a decidere di non proseguire, spesso dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie. Nel complesso, circa l’86% delle situazioni si chiude senza contenzioso, evidenziando il ruolo fondamentale del Centro come mediatore capace di prevenire conflitti e azioni legali.
Anche il profilo degli utenti offre uno spaccato interessante: si tratta prevalentemente di persone di età medio-alta, con una media attorno ai 65 anni, in maggioranza donne e principalmente di lingua italiana, seguite da utenti stranieri e, in misura minore, di lingua tedesca.
A guidare questa articolata attività è il direttore Stefano Mascheroni, alla guida del Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige-Südtirol ODV, con sede presso il Distretto socio-sanitario Gries–San Quirino in Piazza Loew Cadonna 12 a Bolzano. Sotto la sua direzione, il Centro continua a rafforzare il proprio ruolo di riferimento sul territorio, promuovendo una cultura della tutela, dell’informazione e del dialogo tra cittadini e istituzioni.
Più che semplici numeri, quelli del 2025 raccontano una realtà dinamica e capillare, che lavora ogni giorno per garantire diritti, orientamento e supporto concreto. Il Centro si conferma così non solo come sportello di assistenza, ma come ponte tra cittadini e istituzioni, capace di trasformare le criticità in occasioni di miglioramento per l’intero sistema sanitario e sociale.