Maestri del futuro: da Rovereto parte la scuola che cambia l’educazione

Non solo intelligenza artificiale, sostenibilità e trasferimento tecnologico: l’Università di Trento punta ora con decisione anche sull’innovazione che riguarda il suo capitale più prezioso, le persone. Ed è proprio attorno a loro – ai cittadini di oggi e a quelli di domani – che l’Ateneo costruisce il nuovo corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, un progetto ambizioso che mira a formare una nuova generazione di insegnanti capaci di unire passione educativa, competenze avanzate e metodologie didattiche in linea con le migliori esperienze internazionali.

Il nuovo percorso, presentato oggi a Rovereto a Palazzo Fedrigotti, si inserisce nella strategia dell’Università di Trento di costruire una filiera completa della formazione, dalla scuola dell’infanzia fino al dottorato. Un sistema integrato che rafforza anche i percorsi già attivi per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria e la specializzazione sul sostegno. Con Scienze della Formazione primaria, l’Ateneo completa così il proprio disegno formativo, investendo su una figura chiave per il futuro della società.

«L’ambito della formazione dell’infanzia e primaria ha bisogno di nuove professionalità, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo», ha dichiarato il rettore Flavio Deflorian, sottolineando come il calo demografico non riduca il fabbisogno di docenti, anche a causa dei prossimi pensionamenti. «Rovereto è il luogo ideale per un corso molto richiesto – ha aggiunto – e questo progetto avrà un impatto importante sulla città e sull’Ateneo. Vogliamo un percorso di alta qualità, distintivo e qualificante, che metta al centro le persone».

Il progetto rafforza il ruolo di Rovereto come polo universitario strategico lungo l’asse dell’Adige. Lo ha evidenziato il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti, sottolineando la necessità di formare insegnanti capaci di rispondere anche alle specificità del territorio, dalle scuole di montagna all’autonomia. «Sarà una sfida importante per la città, anche in termini di studenti e di alloggi», ha aggiunto, richiamando l’attenzione sulle ricadute urbanistiche e sociali dell’iniziativa.

La sindaca di Rovereto Giulia Robol ha parlato di un percorso di lungo respiro che rafforza la vocazione educativa della città e consolida un polo accademico già storico. «Investire su cultura e formazione significa costruire risposte alla complessità del presente», ha affermato, evidenziando anche l’introduzione di un forte focus sulle discipline Stem e l’impegno del Comune per mettere a disposizione nuovi spazi per studenti e attività universitarie.

Sul piano accademico, il nuovo corso sarà un ciclo unico quinquennale a numero programmato, con circa 80 posti all’anno a partire dall’anno accademico 2027/28. «Si tratta di un percorso abilitante per la scuola dell’infanzia e primaria, con una struttura conforme alla normativa nazionale ma arricchita da elementi innovativi ispirati alle migliori esperienze europee», ha spiegato la professoressa Anna Serbati, responsabile del progetto.

Il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive, cuore scientifico dell’iniziativa, punta a valorizzare le competenze maturate nel campo delle scienze dell’apprendimento, delle neuroscienze e della pedagogia. «Non è solo un ampliamento dell’offerta formativa, ma una scelta culturale precisa: mettere al centro l’educazione come processo moderno, supportato dalle evidenze scientifiche», ha sottolineato il direttore Gianluca Esposito.

Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha infine evidenziato il valore strategico dell’iniziativa per il territorio, inserendola in una visione più ampia che comprende sviluppo universitario, infrastrutture e politiche per l’abitare. «Non si tratta di sottrarre, ma di arricchire il sistema universitario trentino», ha detto, ricordando anche il ruolo crescente di Rovereto come polo di innovazione.

Il nuovo corso di laurea si caratterizza per alcuni assi portanti: una forte integrazione delle discipline Stem nella didattica, un’attenzione avanzata ai processi cognitivi e all’apprendimento, un focus specifico su bisogni educativi speciali e multiculturalità e un legame diretto con il territorio attraverso 600 ore di tirocinio nelle scuole. Un modello formativo che punta a trasformare l’esperienza universitaria in un percorso progressivo, pratico e fortemente connesso alla realtà educativa.

Sul fondo, resta il quadro demografico e occupazionale: docenti sempre più anziani, pensionamenti in crescita e una domanda di insegnanti qualificati destinata ad aumentare. In questo scenario, il nuovo corso nasce anche come risposta concreta a un “gap di competenze” che rischia di diventare strutturale.

Un investimento sul futuro, dunque, che guarda alla scuola non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma come spazio in cui si costruisce la società di domani.

Foto/© UniTrento ph. Matteo Festi