Alto Adige. Stop al silenzio: la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili arriva in Consiglio provinciale

La tutela della sanità pubblica e della sicurezza sanitaria non è solo un principio astratto, ma una responsabilità concreta verso le nuove generazioni. Garantire alle donne e alle minori il diritto a crescere libere da pratiche dannose significa difendere la dignità umana nella sua forma più essenziale. In questo scenario, le mutilazioni genitali femminili (MGF) rappresentano una delle violazioni più gravi e inaccettabili: un rischio evitabile che lascia segni profondi, sia fisici che psicologici, compromettendo in modo permanente la qualità della vita e, in molti casi, anche la possibilità di procreare.

A portare il tema al centro del dibattito istituzionale è la Capogruppo provinciale e regionale di Fratelli d’Italia, Anna Scarafoni, che ha depositato un’interrogazione sui casi di MGF nel territorio provinciale. Il documento sarà discusso nella seduta del Consiglio provinciale prevista per il 14 aprile, segnando un passaggio importante verso una maggiore trasparenza e consapevolezza su un fenomeno ancora troppo spesso sommerso.

Non è casuale il luogo scelto per presentare l’iniziativa: l’ingresso dell’Ospedale di Bolzano diventa simbolo della gravità sanitaria e sociale della questione, ma anche del ruolo cruciale che le strutture sanitarie possono e devono avere nell’individuazione e nella presa in carico dei casi.

L’interrogazione mira a fare piena luce sui dati degli ultimi cinque anni, con un focus sul numero di donne assistite nelle strutture ospedaliere provinciali e sulle segnalazioni provenienti da reparti chiave come chirurgia, ginecologia, pediatria e pronto soccorso. Numeri che, se resi noti, potranno restituire la reale dimensione del fenomeno sul territorio.

“Parliamo di pratiche inaccettabili, che nulla hanno a che vedere con i valori della nostra società e che rappresentano una violazione gravissima della dignità e dell’integrità delle donne. Non possiamo permettere che anche sul nostro territorio si consumino, nel silenzio, episodi di questo tipo”, ha dichiarato Scarafoni.

Un tema delicato, che richiede però anche chiarezza culturale. Le mutilazioni genitali femminili vengono talvolta giustificate con richiami religiosi, ma si tratta di interpretazioni errate, prive di fondamento nei testi sacri e nei principi delle principali religioni. Da qui l’urgenza di informare e sensibilizzare, affinché le potenziali vittime comprendano che non esiste alcuna giustificazione spirituale dietro queste pratiche, ma solo una grave violazione dei diritti umani.

L’obiettivo è duplice: da un lato favorire l’emersione dei casi, dall’altro sostenere chi trova il coraggio di denunciare. Una volta acquisiti i dati, la Capogruppo ha già annunciato la volontà di presentare una mozione per impegnare la Giunta provinciale ad attivare campagne strutturate di informazione e prevenzione, rivolte sia alla cittadinanza sia agli operatori sanitari.

Tra le proposte anche l’istituzione di una linea WhatsApp per la raccolta anonima di segnalazioni: uno strumento semplice ma potenzialmente decisivo per intercettare situazioni ancora nascoste e consentire interventi tempestivi.

“Su questi temi non possono esserci ambiguità: serve fermezza, chiarezza e un impegno concreto delle istituzioni. Difendere le donne e le minori significa agire, prevenire e non voltarsi dall’altra parte”, conclude Scarafoni.

Una presa di posizione netta, che accende i riflettori su una realtà scomoda ma urgente. Perché il silenzio, in questi casi, non è mai neutrale.

Foto, Anna Scarafoni