A Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn la tradizione non sta mai ferma. E, soprattutto, non invecchia. Lo ha dimostrato l’evento “It’s Lingue Morte time!”, andato in scena martedì 7 aprile nella Sala Grana, dove il gruppo musicale Le Lingue Morte ha incontrato giovani musicisti e aspiranti parolieri in un dialogo aperto tra generazioni, lingue e immaginari sonori.
Protagonisti della serata Armando Rebaudo e Mario Färber, anime storiche della band, che da oltre quarant’anni portano avanti un progetto musicale sperimentale nato tra provocazione e identità ladina. Accanto a loro, i partecipanti al workshop pomeridiano, che hanno lavorato sui brani del repertorio storico e, per la prima volta, hanno contribuito alla nascita di due nuove composizioni presentate dal vivo in serata.
L’iniziativa si inserisce nel progetto “TrasLaMusega”, ideato per celebrare i 50 anni dell’Istituto, con l’obiettivo di rileggere la lingua ladina come strumento vivo e contemporaneo, capace di attraversare generi, stili e sensibilità. Come ha sottolineato la direttrice Sabrina Rasom, il percorso nasce da un lavoro condiviso tra musicisti e realtà culturali locali, con iniziative pensate per coinvolgere pubblici diversi e rafforzare il tessuto creativo della valle.
Il pomeriggio di laboratorio ha rappresentato il cuore pulsante della giornata: confronto diretto con i fondatori del gruppo, analisi dei brani, scrittura collettiva e sperimentazione. Un processo che ha trasformato il workshop in una vera officina creativa, culminata nella restituzione pubblica dei nuovi pezzi.
La serata, intitolata “Na ciacerada con Le Lingue Morte”, ha poi ribaltato le aspettative del semplice concerto, diventando un racconto musicale e narrativo fatto di ironia, memoria e improvvisazione. Una formula che da sempre caratterizza il gruppo, nato nei primi anni Ottanta tra Italia e Germania e ancora oggi capace di parlare a pubblici diversi con una voce dissacrante e riconoscibile.
“Non mi sembra vero che nei primi cinque minuti si sia già parlato delle Lingue Morte”, ha commentato Armando Rebaudo, sottolineando la natura spontanea e aperta del progetto: “L’essenza è proprio sperimentare e improvvisare”.
Sostenuto dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, l’evento ha confermato come il ladino, lontano dall’essere una “lingua morta”, continui invece a essere un territorio creativo in continua evoluzione. Tra ironia, ricerca e partecipazione, le Lingue Morte si sono dimostrate, ancora una volta, sorprendentemente vive.
Foto, i partecipanti al workshop durante la sessione di lavoro creativo del progetto “TrasLaMusega”, tra sperimentazione musicale e confronto generazionale con il gruppo Le Lingue Morte/c-Istitut Cultural Ladin “majon di fascegn