Tra memoria e rabbia: Ilaria Rossetti accende il dibattito a Bolzano

Un incontro che promette di lasciare il segno. Oggi, 8 aprile Ilaria Rossetti arriva a Bolzano per presentare una storia potente, capace di attraversare il Novecento e parlare direttamente al presente, mettendo al centro memoria, identità e disillusione.

Al cuore del racconto c’è Abele, diciottenne nel 1937, soldato coinvolto nell’impresa coloniale fascista. Per lui il regime rappresenta una promessa concreta: quella di costruirsi un futuro, aprire un forno, seguire le orme del padre. L’Etiopia diventa così il simbolo di un sogno di conquista e riscatto. Ma al ritorno, dopo la sconfitta, la realtà si impone con tutta la sua durezza.

Il mondo cambia velocemente. Il boom economico trasforma l’Italia, arrivano i supermercati anche nei centri più piccoli, si affermano nuove conquiste civili come il divorzio, mentre le donne rivendicano diritti e spazio. Abele resta indietro, incapace di riconoscersi in un tempo che corre troppo in fretta. Invecchia aggrappandosi a un rancore profondo: la rabbia diventa il suo rifugio, l’ideologia l’unico filtro per interpretare una realtà che non comprende più.

Accanto a lui c’è Ludovica, trentenne smarrita in un presente fragile, che si sente invisibile e tradita da chi l’ha preceduta. Due solitudini lontane nel tempo, ma sorprendentemente vicine nel sentimento. A unirle è un incontro inatteso, mediato da “Idea Sociale”, un gruppo neofascista che si presenta come punto di riferimento per chi vive ai margini, offrendo ascolto ma anche una direzione al malessere.

Ed è proprio in questo legame improbabile che si apre uno spiraglio. Perché il confronto tra Abele e Ludovica diventa occasione per scavare nella memoria, interrogare il passato e mettere in discussione certezze che sembravano incrollabili. Un dialogo che non offre risposte facili, ma invita a guardarsi dentro.

L’appuntamento con Ilaria Rossetti non è solo una presentazione, ma un momento di riflessione collettiva su temi urgenti: il peso della storia, il senso di esclusione, il rischio delle derive ideologiche e la possibilità — sempre fragile — di cambiare prospettiva.

Un incontro per chi ha voglia di ascoltare, capire e, forse, rimettere in discussione qualcosa di sé.