Prendersi cura non significa soltanto intervenire sulla malattia, ma anche sostenere chi ogni giorno si prende cura degli altri. È da questa visione che nasce “Non lasciare il cuore a casa. Tutto si costruisce insieme”, l’opera collettiva presentata presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, realizzata nell’ambito del progetto ART-OUT in collaborazione con la Fondazione Lene Thun ETS.
La Fondazione Lene Thun ETS è una realtà attiva dal 2006 nel campo della terapia ricreativa in ospedale attraverso la ceramico-terapia. Presente in numerosi reparti di oncoematologia pediatrica in tutta Italia con laboratori gratuiti di modellazione dell’argilla, la Fondazione promuove il benessere emotivo dei piccoli pazienti e delle loro famiglie, integrando l’attività artistica nei percorsi di cura. Con il progetto ART-OUT, l’esperienza si estende oggi in modo innovativo anche agli operatori sanitari.
L’iniziativa, inaugurata in occasione della Giornata Mondiale della Salute, rappresenta la seconda fase di un percorso avviato nel 2022 tra la Fondazione Lene Thun ETS e il Policlinico Gemelli. Dopo il coinvolgimento del personale infermieristico nella prima fase del progetto, culminata nell’opera “Burn out: una spirale in movimento”, questa nuova tappa ha interessato il personale medico dell’Unità di Oncologia Pediatrica.
Attraverso un ciclo di incontri guidati dall’équipe psicologica del reparto, coordinata dalla dottoressa Antonella Guido, e dalla ceramista e arteterapeuta Matilde Tibuzzi, i partecipanti hanno lavorato con la ceramica come strumento espressivo e di elaborazione emotiva. La modellazione dell’argilla ha permesso di dare forma a vissuti complessi legati alla pratica clinica quotidiana, favorendo un percorso di condivisione e rielaborazione collettiva.
«Occuparsi del benessere degli operatori sanitari significa prendersi cura dell’intero sistema di cura», ha sottolineato il professor Antonio Ruggiero, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Pediatrica del Gemelli. «Intervenire sulle dinamiche emotive del lavoro quotidiano migliora il clima di reparto e la qualità dell’assistenza offerta ai pazienti».
Il risultato di questo percorso è un’opera composta da 27 formelle in ceramica, realizzate tra il 2024 e il 2025. Il linguaggio visivo si costruisce attorno al simbolo del tangram, scelto come metafora del processo di cura: frammenti diversi che, se ricomposti, danno vita a nuove forme e possibilità. Ogni elemento racconta una storia individuale, mentre l’insieme restituisce una narrazione condivisa.
Al centro della composizione emerge l’immagine della casa, intesa come spazio di relazione, accoglienza e protezione. Una casa che non è statica, ma in continua trasformazione, proprio come il lavoro di équipe nei reparti ad alta intensità emotiva.
«Attraverso la ceramico-terapia i partecipanti hanno potuto accedere a un linguaggio non verbale, capace di trasformare emozioni difficili in forme condivise», ha spiegato la dottoressa Antonella Guido. «Il gruppo ha riscoperto nella collaborazione una risorsa fondamentale per affrontare la complessità del lavoro in oncologia pediatrica».
Per la Fondazione Lene Thun ETS, il progetto si inserisce in un percorso di ricerca avviato nel 2016, volto a riconoscere scientificamente i benefici della terapia ricreativa attraverso la modellazione dell’argilla. In collaborazione con il proprio Comitato Scientifico, la Fondazione ha coinvolto numerosi ospedali italiani per valutare l’impatto delle attività artistiche sul benessere psicologico dei pazienti.
Con ART-OUT, questo approccio si evolve: dalla cura del paziente alla cura di chi cura. Un cambio di prospettiva che trasforma l’esperienza artistica in strumento di prevenzione del burnout e di rafforzamento del lavoro di squadra.
L’inaugurazione dell’opera al Gemelli, avvenuta nella Giornata Mondiale della Salute, diventa così il simbolo di un percorso più ampio: quello di una medicina che riconosce sempre di più il valore della dimensione emotiva e relazionale, accanto a quella clinica.
«Non lasciare il cuore a casa» non è solo un titolo, ma una sintesi di metodo e visione: portare la propria umanità dentro la cura, senza separazioni. Perché, come dimostra questo progetto, la qualità dell’assistenza passa anche dalla capacità di costruire insieme significato, relazione e comunità.