La vicenda del gruppo Signa torna al centro del dibattito politico europeo e italiano, sollevando interrogativi profondi sull’efficacia dei sistemi di vigilanza bancaria e finanziaria. A intervenire è la deputata di Alessia Ambrosi (Fratelli d’Italia), che definisce il caso “non un semplice fallimento industriale, ma il segnale di una criticità strutturale nei meccanismi di controllo a livello europeo”.
Il gruppo immobiliare, fondato da René Benko, si è sviluppato negli anni come uno dei principali conglomerati del settore in Europa e negli Stati Uniti, con investimenti simbolici come il Chrysler Building di New York e il progetto Elbtower ad Amburgo. Una crescita rapida e fortemente indebitata, che secondo le ricostruzioni ha portato a un’esposizione complessiva di circa 15 miliardi di euro.
A partire dal 2023, Signa è entrata in una grave crisi di liquidità, alimentata dall’aumento dei tassi di interesse e dal rallentamento del mercato immobiliare, ma anche – secondo diverse analisi – da fragilità nella governance e nella gestione finanziaria. In questo contesto, Ambrosi richiama anche ricostruzioni giornalistiche che ipotizzano movimenti patrimoniali e flussi di capitali verso strutture estere, elementi che, se confermati, aggraverebbero il quadro di opacità del gruppo.
Particolare attenzione viene posta anche alla dimensione bancaria della crisi: l’esposizione del sistema creditizio europeo verso Signa supererebbe i 2 miliardi di euro, coinvolgendo istituti come Raiffeisen Bank International, Commerzbank e Deutsche Bank. In Italia, secondo i dati citati, sarebbero coinvolti anche UniCredit e altre realtà territoriali, con effetti potenziali sulla stabilità del credito.
Non meno rilevante la presenza del gruppo nel panorama immobiliare italiano, con progetti come WaltherPark a Bolzano, l’Hotel Bauer a Venezia e interventi sul Lago di Garda. Alcune iniziative, sottolinea Ambrosi, sono state salvaguardate grazie all’ingresso di nuovi investitori, ma la crisi ha comunque evidenziato la vulnerabilità di operazioni transfrontaliere di grande complessità.
Da qui nasce l’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata di Fratelli d’Italia, che punta a chiarire se le autorità di vigilanza nazionali ed europee fossero pienamente consapevoli dell’esposizione al rischio e se gli strumenti di controllo siano stati adeguati a intercettare per tempo le criticità.
“Il problema non è intervenire quando il danno è già avvenuto, ma capire perché non si è intervenuti prima”, è la posizione della deputata, che richiama la necessità di rafforzare la trasparenza delle strutture societarie, la tracciabilità dei flussi finanziari e il coordinamento tra le autorità di vigilanza.
Nel suo intervento, Ambrosi evidenzia anche il limite dell’attuale architettura europea, caratterizzata da una frammentazione delle competenze e da strumenti non sempre integrati. Una situazione che, secondo la parlamentare, rende più difficile individuare tempestivamente i rischi sistemici.
La proposta è chiara: potenziare i sistemi di monitoraggio, anche attraverso tecnologie avanzate e strumenti di analisi dei dati, per prevenire crisi di questa portata prima che si traducano in effetti concreti su banche, imprese e territori.
“La stabilità finanziaria non è un tema tecnico, ma una condizione essenziale per la tutela del risparmio e la sicurezza economica del Paese”, conclude Ambrosi, riportando al centro del dibattito politico il tema della vigilanza bancaria europea.
Foto, Alessia Ambrosi