«Non vogliamo solo essere visibili, vogliamo essere ascoltate»: a Bolzano la voce delle contadine guarda al futuro

Radici profonde, identità forte e uno sguardo sempre più consapevole al futuro. A Bolzano la Giornata della Contadina ha riportato al centro il ruolo – spesso silenzioso ma decisivo – delle donne nell’agricoltura altoatesina, tra tradizione, innovazione e richiesta di riconoscimento.

A scandire il senso della giornata è stata Antonia Egger, presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi, che ha rilanciato con forza il motto “Donne forti – radici profonde”. Un’espressione che racchiude una visione precisa: «La forza nasce da radici profonde», ha sottolineato, richiamando il legame con il maso, la famiglia e il territorio come base per affrontare le sfide quotidiane e costruire il futuro delle aziende familiari.

Un lavoro, quello delle contadine, che oggi va ben oltre gli schemi tradizionali. Dalla gestione del maso alla vendita diretta, dall’accoglienza alla trasformazione dei prodotti, fino alle attività amministrative e di cura: competenze diverse che richiedono organizzazione, capacità imprenditoriale e resilienza. Eppure, ha evidenziato Egger, molte di queste attività restano ancora poco visibili e insufficientemente riconosciute, sia sul piano sociale che economico.

Il tema della partecipazione è emerso come centrale: maggiore coinvolgimento nei processi decisionali, trasparenza e tutela equa sono considerati elementi chiave per garantire la solidità delle aziende agricole. Un messaggio condiviso anche da Christine Singer, che ha invitato le donne a costruire il proprio percorso all’interno dei masi, rafforzando al tempo stesso il lavoro di rete e il dialogo con gli uomini, chiamati a sostenere questo cambiamento.

Momento significativo della giornata è stata la premiazione della Contadina dell’Anno, giunta alla 19ª edizione grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano. Il riconoscimento è andato a Gertraud “Gerti” Heiss Rier, del maso Gstraffhof di Castelrotto, esempio di gestione attenta e in sintonia con la natura. Il presidente della Fondazione, Stefan Pan, ha sottolineato il valore simbolico del premio, definendo le contadine “punti di riferimento del nostro tempo”.

Particolarmente toccante anche la cerimonia dedicata alle vedove, con cinque donne premiate per la forza dimostrata nel ricostruire la propria vita e portare avanti l’attività agricola dopo momenti difficili. Un passaggio che ha restituito il senso più profondo della giornata: resilienza, continuità e capacità di ricominciare.

Ad aprire l’evento è stata la liturgia della Parola guidata da Karin Mitterer, che ha richiamato il valore della fede e del dialogo come strumenti per affrontare le sfide quotidiane nei masi.

Nel corso degli interventi istituzionali, l’assessore provinciale Luis Walcher ha ribadito l’importanza del confronto aperto, mentre la deputata Renate Gebhard ha evidenziato la lentezza dei processi politici, richiamando la necessità di maggioranze per il riconoscimento del lavoro di cura ai fini pensionistici. L’europarlamentare Herbert Dorfmann ha invece invitato a un maggiore coinvolgimento nei temi europei legati all’agricoltura, dalla biodiversità alle normative su sementi e fitofarmaci. A chiudere, il presidente dell’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi, Daniel Gasser, ha sottolineato l’urgenza di una presenza femminile più forte negli organi decisionali.

Lo sguardo è ora rivolto al 2026, proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici. Un’occasione per rafforzare visibilità e riconoscimento a livello globale, ma anche per rilanciare un messaggio chiaro, ribadito dalla presidente Egger: «Non vogliamo solo essere visibili, vogliamo essere ascoltate».

Foto, la Presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi, Antonia Egger, e la Presidente delle contadine della Baviera, Christine Singer/© SBO