“Non restare in silenzio”: la campagna UNICEF contro la violenza sulle ragazze

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, UNICEF Italia lancia la campagna di comunicazione “Non restare in silenzio”, dedicata al contrasto alla violenza di genere e rivolta in particolare alle ragazze adolescenti. A sostenere l’iniziativa è anche la pallavolista azzurra Alessia Orro, che l’8 marzo diffonderà uno speciale video appello per invitare le giovani a non rimanere sole davanti alla violenza.

La campagna nasce da dati che restano allarmanti. Secondo un recente rapporto dell’UNICEF, quasi una donna su tre nel mondo – circa 840 milioni – ha subito nel corso della vita violenza da parte del partner o violenza sessuale. Anche in Italia il fenomeno è diffuso: secondo gli ultimi dati dell’ISTAT, 6 milioni e 400 mila donne tra i 16 e i 75 anni hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale.

In particolare, il 26,5% delle donne ha subito aggressioni o abusi da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Se il dato medio complessivo rimane stabile, cresce però la violenza tra le più giovani, soprattutto tra le ragazze tra i 16 e i 24 anni e tra le studentesse. In aumento sono soprattutto le forme di violenza psicologica, digitale e relazionale.

“In Italia la violenza di genere rappresenta ancora oggi una delle più gravi violazioni dei diritti umani e un ostacolo alla piena realizzazione dei diritti di donne, bambine e ragazze”, ha dichiarato Nicola Graziano. “La campagna ‘Non restare in silenzio’ vuole sottolineare proprio questo. È necessario intervenire con maggiore efficacia nella prevenzione, nella protezione e nel contrasto alla violenza, prestando particolare attenzione alle adolescenti, spesso dimenticate nelle politiche di intervento”.

Un messaggio forte arriva anche dalla testimonial della campagna. “La violenza ti toglie la voce, ti fa sentire gli altri lontani e cambia la tua quotidianità”, spiega Alessia Orro. “È normale avere paura, ma riconoscere quella paura e trovare il coraggio di parlare è il primo passo per riprendersi la propria voce”.

La campagna punta a far riconoscere alle ragazze alcuni segnali di pericolo che spesso vengono minimizzati nelle relazioni affettive: controllo eccessivo, gelosia ossessiva, isolamento dagli amici, paura o senso di soggezione. In alcuni casi questi comportamenti possono essere perfino normalizzati o romanticizzati, portando le vittime a non dare il giusto peso a parole e atteggiamenti che invece rappresentano campanelli d’allarme.

Per questo l’UNICEF invita le giovani a non ignorare il proprio istinto quando percepiscono una situazione di rischio e a chiedere aiuto. In Italia è attivo il numero gratuito 1522, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, disponibile 24 ore su 24 e completamente anonimo. Il servizio permette di parlare con un’operatrice specializzata e ricevere ascolto, consigli e orientamento verso i centri antiviolenza presenti sul territorio.

Combattere la violenza di genere, sottolinea l’UNICEF, significa agire su più livelli: prevenzione, protezione, assistenza e cambiamento culturale. Servizi sociali e sanitari, scuole, famiglie e comunità devono lavorare insieme per rompere la cultura del silenzio e dell’impunità.

Perché il primo passo per fermare la violenza è proprio quello indicato dal nome della campagna: non restare in silenzio.