La sostenibilità non è uno slogan da convegno, ma una condizione di sopravvivenza economica. Per gli esercenti funiviari dell’Alto Adige rappresenta da tempo un fattore decisivo di competitività, perché la montagna e la natura non sono solo cornice paesaggistica, ma la materia prima del settore.
I gestori degli impianti di risalita vedono ogni giorno gli effetti del riscaldamento globale. Negli ultimi 40 anni l’altezza del manto nevoso e le precipitazioni sono diminuite in modo significativo. Di fronte a questi dati, ignorare la questione climatica non è un’opzione: l’unica strada percorribile è quella della sostenibilità.
“Sia i grandi sia i piccoli gestori lavorano già da tempo per garantire una gestione sostenibile”, spiega Helmut Sartori, Presidente dell’Associazione esercenti funiviari Alto Adige. “La maggior parte delle nostre imprese associate utilizza ormai esclusivamente energia verde. Anche il parco veicoli e le attrezzature per la preparazione delle piste sono sempre più alimentati da fonti rinnovabili”.
Parcheggi, impianti, edifici annessi e bacini di accumulo offrono inoltre superfici importanti per ulteriori impianti fotovoltaici, con la possibilità non solo di coprire l’autoconsumo, ma anche di fornire energia a terzi. Tutti i medi e grandi comprensori sciistici dell’Alto Adige effettuano regolarmente rilevamenti e analisi delle emissioni di gas serra.
Eppure, nonostante gli investimenti e i dati, il settore continua a essere spesso oggetto di critiche generalizzate. La realtà è più complessa: oggi i bilanci sull’impronta carbonica sono strumenti strategici che aiutano le aziende a pianificare investimenti, risparmiare risorse e ridurre i costi operativi. La certificazione di sostenibilità rappresenta un ulteriore passo verso una gestione trasparente e misurabile.
“L’obiettivo principale resta prepararci agli effetti del cambiamento climatico, sfruttare al meglio i periodi di freddo per la produzione di neve e ampliare la riduzione delle emissioni, sia nelle imprese sia lungo le catene di fornitura”, sottolinea Sartori. Altrove si registrano già chiusure di comprensori sciistici a causa della mancanza di neve e della perdita di redditività: un segnale che invita al pragmatismo più che all’ideologia.
Un dato su tutti: solo il 20% del turismo invernale legato alle attività sulla neve potrebbe essere compensato con offerte alternative. Lo sci resta quindi un pilastro economico per il territorio. Gli impianti di risalita danno lavoro a quasi 2.400 persone e il valore aggiunto locale generato ogni anno in Alto Adige ammonta a 1,9 miliardi di euro. Nella stagione estiva 2023 e in quella invernale 2023/2024, il settore funiviario ha generato 280 milioni di euro di entrate fiscali provinciali e comunali, risorse che finanziano anche servizi di welfare a beneficio dell’intera collettività.
La questione, dunque, non è se il settore debba cambiare, ma quanto velocemente e con quali strumenti. Per le funivie altoatesine, la sostenibilità rappresenta una scelta strategica per garantire continuità, competitività e responsabilità verso il territorio.
Foto, Helmut Sartori