Bolzano, il silenzio che fa rumore: lavoratori SASA in Piazza Magnago

Un nastro sulla bocca, in silenzio, davanti al palazzo simbolo della Provincia. In Piazza Magnago va in scena una protesta che parla proprio attraverso ciò che manca: la voce.

I lavoratori di SASA hanno scelto un gesto forte e visivamente potente per raccontare mesi di tensioni sindacali, scioperi e azioni legali. Le affermazioni e le ricostruzioni diffuse nel corso del presidio arrivano dalle sigle sindacali promotrici dell’iniziativa.

Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti dei lavoratori, “è stato fatto tutto ciò che una democrazia sindacale prevede”. Un referendum interno avrebbe bocciato l’accordo del 27 novembre 2025, con una maggioranza di voti contrari. Sono seguite, sempre secondo le sigle, raccolte firme con RSU e RLS, la presentazione di un ricorso ex articolo 28 per condotta antisindacale e sei scioperi.

Sei astensioni dal lavoro che, stando alla versione sindacale, non avrebbero prodotto aperture significative da parte dell’azienda.

Al centro della contestazione vi è la gestione delle disponibilità del personale: i sindacati sostengono che siano state utilizzate disponibilità non contrattualizzate al posto delle riserve, aggirando le regole previste. Dal presidio è stata sollevata anche una domanda provocatoria: “Dove finisce la legge, qui a Bolzano?”, espressione che fotografa – secondo le organizzazioni promotrici – una sensazione di mancato ascolto istituzionale.

La protesta odierna, spiegano ancora le sigle, non riguarda solo aspetti tecnici contrattuali ma anche la dignità professionale. Tra i punti evidenziati figura la revoca del diritto alla libera circolazione sui mezzi aziendali, beneficio che in molte realtà del trasporto pubblico è considerato prassi consolidata. Anche questo, secondo i rappresentanti sindacali, sarebbe un segnale di scarsa considerazione verso il personale.

Lo sciopero è stato proclamato dalla RSU SASA insieme a USB Lavoro Privato, ORSA Trasporti e UGL Ferro. Anche CGIL ha espresso sostegno alla mobilitazione, pur senza adesione formale per motivi burocratici.

Nel corso dell’iniziativa è stato lanciato anche un appello alla politica locale. I promotori hanno ricordato che SASA è un’azienda pubblica, controllata dalle istituzioni, chiedendo un intervento che tenga conto – a loro dire – non solo delle esigenze aziendali ma anche dell’interesse generale di utenti, turisti e dell’immagine della città.

Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte dell’azienda in merito alle accuse sollevate durante il presidio.

Il nastro sulla bocca resta il simbolo più forte della giornata: un gesto che, secondo le sigle sindacali, vuole rappresentare la sensazione di non essere ascoltati. La vertenza resta aperta.