Alto Adige. Papà presenti, società più forte: verso l’Equal Care Day

Essere padri oggi significa muoversi tra lavoro, fasciatoio ed estratto conto, cercando un equilibrio che non è ancora scontato. Anche nella società contemporanea, infatti, il lavoro di cura e assistenza continua a essere distribuito in modo iniquo: se è vero che gli uomini e i padri sono sempre più coinvolti – o desiderano esserlo – è altrettanto vero che incontrano ancora riserve sociali e professionali che non possono essere ignorate.

È questo il messaggio lanciato ieri, 26 febbraio a Palazzo Widmann, in occasione della conferenza stampa “Essere papà, tra lavoro, fasciatoio ed estratto conto?”, promossa dal Forum Prevenzione, dall’Alleanza per le Famiglie, dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne, in vista dell’“Equal Care Day” del 1° marzo.

“Vogliamo incoraggiare e dimostrare che sempre più padri vogliono assumersi delle responsabilità. E questi padri stanno cambiando la nostra società”, ha sottolineato Christa Ladurner, portavoce dell’Alleanza per le Famiglie. Un cambiamento che, però, richiede di affrontare con serietà gli ostacoli ancora presenti.

“Equal Care significa condividere le responsabilità nella famiglia, nel lavoro e nella nostra società. Se i padri hanno tempo da dedicare ai propri figli fin dall’inizio, ciò rafforza non solo le famiglie, ma anche il nostro mondo del lavoro. La parità di genere si raggiunge quando la cura dei figli è vista come un compito comune”, ha evidenziato l’assessora provinciale alla Coesione sociale e alla Famiglia Rosmarie Pamer, ricordando nel suo intervento anche l’assegno provinciale al nucleo familiare+, misura disponibile anche per i padri.

Per Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne, la situazione resta critica: “Finché una buona assistenza all’infanzia è una questione di fortuna, le madri sono costrette a lavorare a tempo parziale, le disparità pensionistiche non solo sono normali, ma anche femminili, il sistema è basato su doppio reddito e lavoro materno gratuito e i genitori single rimangono poveri, allora la parità di diritti è un mito”. Senza il lavoro di cura svolto gratuitamente dalle donne, ha ammonito, il sistema crollerebbe: “Il problema non sono le madri, ma la società che privatizza il lavoro di cura”.

La vicepresidente della Commissione pari opportunità Nadia Mazzardis ha tradotto il tema in numeri: “Le donne dedicano in media 5 ore e 5 minuti al giorno al lavoro di cura non retribuito. Per gli uomini la media è di un’ora e 48 minuti. La soluzione per eliminare questo squilibrio è una ripartizione responsabile dei compiti. E non ci stancheremo mai di ripeterlo”.

Una valutazione condivisa anche da Ingrid Kapeller del Forum Prevenzione che, insieme a Denis Iardino (La Strada – der Weg), ha ribadito l’importanza di coinvolgere partner, mariti e padri nel lavoro di cura. “La vera parità di genere può essere raggiunta solo se i padri si assumono (o si possono assumere) naturalmente la responsabilità della loro parte nel lavoro di cura. Ciò rafforza la loro salute mentale, crea reali opportunità di lavoro per le donne e migliora in modo dimostrabile le opportunità di sviluppo e di istruzione dei bambini”.

A concludere l’incontro è stata la sociologa Heidi Flarer, che ha illustrato i risultati del sondaggio “Essere padre in Alto Adige tra desiderio e realtà”, offrendo uno spaccato tra aspirazioni e ostacoli concreti.

L’Equal Care Day sarà accompagnato dalla campagna “Padre presente, figlio/a vincente”, dalla pubblicazione del questionario per i padri “Essere padre in Alto Adige: desiderio e realtà” e da una serie di eventi dedicati al tema. Un invito chiaro: condividere la cura significa rafforzare le famiglie, il lavoro e l’intera comunità.

Foto, Christa Ladurner del Forum Prevenzione (nella foto a sinistra) e l’assessora provinciale competente Rosmarie Pamer/c-USP/Fabio Brucculeri