Con la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 si sono ufficialmente chiusi, segnando per l’Alto Adige una prima storica: le gare di biathlon si sono svolte a Anterselva, attirando oltre 172.000 spettatori in dieci giorni di competizioni. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha elogiato l’impegno di volontari e operatori, sottolineando che entusiasmo e professionalità hanno reso possibile gestire un evento sportivo di portata mondiale.
Il lavoro dietro le quinte è stato impressionante: mille volontari, duecento operatori della Protezione civile, vigili del fuoco, Croce Rossa e Croce Bianca, Polizia locale, guardie forestali e una fitta rete di collaboratori coordinati dal Centro operativo comunale. Alle operazioni quotidiane si sono aggiunti la gestione di strade e navette, con oltre 80 autisti e decine di cantonieri pronti a intervenire per mantenere percorribili i collegamenti in caso di nevicate. La sanità non è stata da meno: circa 100 operatori sanitari al giorno hanno garantito assistenza ad atleti, spettatori e collaboratori, con strutture allestite ad hoc per emergenze e pronto soccorso.
A completare il quadro, un esercito di giornalisti e tecnici: 250 operatori dei media e 77 telecamere hanno documentato l’evento, trasformando Anterselva in un piccolo epicentro olimpico globale.
Eppure, dietro l’entusiasmo si intravede anche una nota polemica: la mole di persone mobilitate e le risorse messe in campo – pur giustificate dall’importanza dell’evento – sollevano interrogativi sul peso logistico e organizzativo che ricade sul territorio e sulle comunità locali. La generosità dei volontari, per quanto encomiabile, non può nascondere che gestire un’Olimpiade richiede sacrifici enormi e una macchina amministrativa complessa, dove ogni dettaglio deve funzionare al millimetro, altrimenti il rischio di caos è dietro l’angolo.
Alla fine, però, la Südtirol Arena Alto Adige ha retto, gli spettatori sono rimasti entusiasti e l’Alto Adige ha dimostrato di saper accogliere il mondo. Resta da vedere se le comunità locali e le risorse impiegate saranno valorizzate come meriterebbero, o se, una volta tolti i riflettori olimpici, resteranno solo applausi… e qualche domanda sul costo reale di tanta grandezza.
Foto, Anna Thoma, Aurora Costantin e Charly Pistoi/c-USP