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Krapfen, chiacchiere e feijoada: i sapori che raccontano il Carnevale

Maschere, coriandoli e risate riempiono le piazze, ma il vero Carnevale si assapora nei dolci e nei piatti tradizionali che ogni regione prepara per festeggiare. In Alto Adige, il protagonista indiscusso è il krapfen: soffice, dorato, spolverato di zucchero, ripieno di marmellata di albicocche o in versioni più golose come crema alla vaniglia, cioccolato, pistacchio, ricotta, semi di papavero, lampone, rosa canina o mango. Non mancano le varianti creative alla Sacher o alla crème brûlée e perfino quelle vegane, per accontentare tutti i gusti.

Anche in Austria e Germania il krapfen, chiamato “Berliner”, conquista le tavole carnevalesche con ripieni locali che spaziano dalla rosa canina alla composta di prugne, fino alla crema al liquore all’uovo. Scendendo verso sud, il Carnevale di Venezia profuma di chiacchiere, sottili strisce di pasta fritta e friabile, croccanti sotto i denti e spolverate di zucchero a velo. In molte regioni del Sud Italia, invece, si festeggia anche con piatti salati, come le lasagne del martedì grasso.

Oltre le Alpi, in Ascona, il Carnevale si celebra con grandi calderoni di risotto in piazza, servito con salsicce ticinesi, richiamando l’antica tradizione di offrire cibo gratuitamente ai più poveri. Nei Paesi scandinavi i dolci lievitati prendono nomi diversi – “semla” in Svezia, “laskiaispulla” in Finlandia, “vatnsdeigsbollur” in Islanda – ma la sostanza resta: crema, panna, marmellata e tanta dolcezza.

Oltre oceano, a New Orleans il Carnevale esplode di colori e musica con il King Cake, ciambella decorata che nasconde una statuina portafortuna, mentre a Rio de Janeiro tra le sfilate di samba le famiglie preparano la feijoada, lo stufato di fagioli neri e carne simbolo della tradizione brasiliana.

Dal krapfen ai bignè, dalle chiacchiere al risotto, dai dolci lievitati al feijoada, il Carnevale ha un solo filo conduttore: la festa si racconta a tavola, in ogni angolo del mondo, tra colori, profumi e sapori che invitano a celebrare l’abbondanza prima della Quaresima.