A Torino la manifestazione organizzata dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna è rapidamente degenerata in una delle giornate più violente degli ultimi anni. Quello che era stato annunciato come un corteo di protesta si è trasformato, nel giro di pochi minuti, in un fronte di scontri durissimi tra una frangia radicale e le forze dell’ordine. La tensione è esplosa nel primo pomeriggio, quando un gruppo di manifestanti incappucciati ha attaccato il cordone della polizia, dando avvio a una serie di episodi che hanno segnato profondamente il bilancio della giornata.
Il momento più grave si è consumato quando un giovane agente del reparto mobile è stato isolato dal resto della squadra. Circondato da una decina di persone vestite di nero, è stato colpito ripetutamente mentre si trovava a terra, con calci, pugni e persino con un martello. Le immagini del pestaggio, riprese da diversi telefoni e diffuse rapidamente sui social, mostrano una violenza brutale e mirata, che ha suscitato una condanna unanime da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica. L’agente, soccorso dai colleghi, ha riportato contusioni e traumi, ma non è in pericolo di vita.
Pochi minuti dopo, in un altro punto del corteo, la situazione è ulteriormente precipitata. Una camionetta della polizia, rimasta momentaneamente isolata, è stata presa di mira da un gruppo di manifestanti. Dopo essere stata colpita con oggetti contundenti, alcuni hanno lanciato materiale incendiario, provocando un rogo che ha avvolto il mezzo in pochi istanti. Le fiamme alte e la colonna di fumo nero hanno attirato l’attenzione di residenti e passanti, mentre i vigili del fuoco intervenivano per evitare che l’incendio si propagasse ai veicoli e agli edifici circostanti. La camionetta è andata completamente distrutta.
Il bilancio della giornata parla di numerosi feriti tra le forze dell’ordine, diversi contusi tra i manifestanti e una lunga serie di danni materiali. Le autorità hanno definito gli episodi “azioni premeditate”, sottolineando come la violenza messa in atto non abbia alcun legame con il diritto di manifestare. La presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno hanno parlato di “attacco allo Stato”, ribadendo che la libertà di protesta non può essere usata come copertura per aggressioni e devastazioni.
Anche il sindaco di Torino e la Regione hanno espresso preoccupazione per la deriva degli scontri, ricordando che la città ha una lunga tradizione di manifestazioni pacifiche e che episodi di questo tipo rischiano di oscurare il lavoro di chi scende in piazza per esprimere un dissenso legittimo. Le indagini, affidate alla Digos, puntano a identificare i responsabili del pestaggio e dell’incendio del mezzo, anche grazie alle numerose immagini raccolte durante il corteo.
La giornata di Torino lascia un segno profondo non solo per la gravità degli episodi, ma anche per il messaggio che trasmette. La violenza non è protesta, non è politica, non è partecipazione. È un’altra cosa. E confonderla con la libertà di manifestare significa indebolire proprio quel diritto che la democrazia dovrebbe proteggere.