
C’è una bellezza che non ha nulla a che fare con le luci della ribalta e che resiste al tempo, alle mode, alle etichette. È quella che nasce dall’esperienza, dall’ascolto e dalla volontà di restituire agli altri ciò che la vita ha donato. Marcia Sedoc, volto iconico dello spettacolo italiano tra gli anni Ottanta e Novanta, oggi racconta una nuova fase del suo percorso, in cui arte e impegno sociale si intrecciano in modo sempre più consapevole. Accanto alla carriera artistica, l’ex top model guarda al futuro con l’intenzione di dare vita a progetti sociali dedicati alla rinascita personale, tra cui un’iniziativa che vorrebbe realizzare a Roma insieme a Sonia Sculco, make-up artist e professionista nel campo estetico, e a una hairstylist di Milano, pensata per sostenere donne vittime di violenza e donne sottoposte a chemioterapia, aiutandole a ritrovare autostima, forza e identità.
Nata nell’ex colonia olandese del Suriname, primogenita di sei fratelli, Marcia Sedoc è una donna che ha trasformato il successo in responsabilità sociale. Figlia di Richel Bell e Ronald Sedoc, entrambi medici di etnia creola/indios, cresce in un contesto multiculturale che segna profondamente la sua visione del mondo. «Le mie radici mi hanno insegnato che non esiste vera bellezza senza rispetto e solidarietà», afferma.
Alla fine degli anni Sessanta emigra nei Paesi Bassi e, giovanissima, viene notata nel mondo della moda: a 17 anni diventa una top model. Il vero salto artistico arriva però in Italia. Nei primi anni Ottanta viene scelta da Federico Fellini per Ginger e Fred (1985), un’esperienza che lei ricorda come fondativa. «Fellini ti faceva sentire parte di qualcosa di eterno, anche con poche battute».
Seguono importanti ruoli cinematografici: Le foto di Gioia (1987) di Lamberto Bava, Italiani a Rio (1987) di Michele Massimo Tarantini, Snack Bar Budapest (1988) di Tinto Brass, After Death – Oltre la morte (1988) di Claudio Fragasso, fino a Le giraffe (2000) di Claudio Bonivento. Parallelamente si afferma in televisione con Il vigile urbano (1985), Il commissario Corso (1987) e Classe di ferro (1989).
La grande popolarità arriva con Indietro tutta! (1987), quando Renzo Arbore la sceglie tra le ragazze Cacao Meravigliao. «Era un gioco intelligente, ironico, che ha segnato un’epoca», racconta. Diventa rapidamente un’icona pop e un sex symbol, senza mai rinunciare alla propria identità.
«La sensualità non mi ha mai tolto profondità».
Accanto allo spettacolo, Marcia Sedoc costruisce negli anni un forte percorso di impegno sociale. È fondatrice dell’associazione “Fajaloby”, che significa “rosso fuoco”, nata per sostenere attività solidali e persone in difficoltà. La sua storia e le sue iniziative sono raccolte anche nel sito ufficiale dell’associazione: http://www.fajaloby.com/Biografia.htm. «Il rosso fuoco è energia, è rinascita, è il simbolo di chi non si arrende».
Per 21 anni, fino all’arrivo della pandemia Covid, l’associazione ha operato con uno sportello di ascolto presso il Municipio VI di Roma, offrendo sostegno concreto a persone fragili. «È stato un lavoro silenzioso, ma fondamentale», sottolinea.
Nel 2024 apre una Fashion Academy a Viterbo, rivolta a giovani e adulti, con l’obiettivo di rafforzare l’autostima e offrire nuove prospettive. «La moda può diventare uno strumento terapeutico, se usata con coscienza».
Il progetto sviluppato con Sonia Sculco e con una hairstylist di Milano rappresenta un ulteriore passo avanti: un’iniziativa pensata per Roma, dedicata in particolare a donne vittime di violenza e a donne sottoposte a chemioterapia. «Restituire dignità all’immagine significa restituire forza alla persona», afferma Sedoc.
Tra i progetti in corso, l’artista rivela anche di essere al lavoro su un nuovo format televisivo, pensato per una diffusione nazionale ed europea. «Sarà un racconto vero, inclusivo, contemporaneo».
Da sette anni è inoltre impegnata in Albania con il concorso internazionale Miss Summer World (https://miss-summerworld.com/). Due anni fa, una delle ragazze selezionate direttamente da lei ha vinto la competizione. «Quando credi davvero in qualcuno, i risultati arrivano». A maggio il progetto riparte e le selezioni sono già in corso.
Oggi Marcia Sedoc rappresenta un esempio di continuità tra arte, visibilità e impegno civile. «Il successo vero è riuscire a migliorare, anche solo un po’, la vita degli altri».