“La gatta sul tetto che scotta”, al Teatro comunale di Bolzano 

“La gatta sul tetto che scotta” è un’opera scritta nel 1955 dal grande drammaturgo statunitense Tennessee Williams, che con questo testo vinse il suo secondo Premio Pulitzer. Lo spettacolo diretto da Leonardo Lidi è presentato a Bolzano al Teatro Comunale nella stagione dello Stabile da giovedì 22 a domenica 25 gennaio (gio. h. 20.30; ven. e sab. h. 19.00 e domenica h. 16.00).

Racconta la storia dei Pollitt, una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti che vive una profonda crisi di fronte all’imminente morte del padre, Big Daddy. In questo contesto emergono l’avidità e la debolezza dei figli, Gooper e Brick, e in particolare la situazione di quest’ultimo e di sua moglie Margaret. I due vivono un matrimonio senza intimità. Maggie è profondamente innamorata, ma Brick è distante: è da tempo un alcolizzato e non la degna di considerazione.

Durante un conflitto con Brick, Maggie dice di sentirsi come “una gatta su un tetto che scotta”, decisa a non cadere giù.   Ha infatti conquistato con fatica una posizione sociale. Interpretata da una compagnia di fuoriclasse, composta da Valentina Picello (Maggie), Fausto Cabra (Brick), Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo e Nicolò Tomassini. Questa nuova rilettura si avvale della traduzione di Monica Capuani.

Un’opera intrisa di suspense ambientata all’interno di una scenografia bianca, asettica e marmorea creata da Nicolas Bovey che ha curato anche le luci. I costumi sono di Aurora Damanti e il suono di Claudio Tortorici. “La gatta sul tetto che scotta” è uno spettacolo prodotto dai Teatri nazionali di Torino e del Veneto.

La regia di Leonardo Lidi rilegge questo capolavoro mettendo in luce il filo rosso che parte da Anton Čechov, passa da Tennessee Williams e si conclude con alcuni film di Woody Allen. «La società raccontata tramite la famiglia e le proprie contraddizioni, le tonnellate di storie d’amore, le battute che tornano e che si rincorrono tra un autore e l’altro» scrive il regista del Teatro Stabile di Torino. «Torno a Williams perché credo che sia l’autore più utile a comprendere l’importanza dell’analisi della società attraverso la lente famigliare. Williams utilizza il ridicolo per raccontare la tradizionale famiglia americana del Sud, la sua incapacità di avanzare, ferma in un ricordo, pronta a distruggere pulsioni sessuali “nocive” e a nascondere tutta la polvere della società occidentale sotto il tappeto».

Immagine. “La gatta sul tetto che scotta”