Per il 2026 il Sindacato chiede salari equi, lavoro dignitoso e più giustizia sociale in Alto Adige

Salari equi, lavoro dignitoso e giustizia sociale: sono queste le priorità della Cgil/Agb per il 2026, ribadite con forza dal sindacato altoatesino in un contesto segnato da incertezze internazionali e da un’inflazione che continua a pesare sul potere d’acquisto di lavoratori, lavoratrici e pensionati.

A livello locale, la Cgil/Agb chiede una chiara linea politica a tutela dei redditi e della coesione sociale. Al centro restano i contratti collettivi, considerati lo strumento fondamentale per garantire salari adeguati, condizioni di lavoro regolari e partecipazione democratica. Il loro rinnovo, a tutti i livelli, è indicato come un passaggio imprescindibile.

«Ci opponiamo con decisione alle forme di lavoro precario, al part-time involontario, all’outsourcing e al lavoro straordinario non retribuito», sottolinea Angelika Hofer, della segreteria Cgil/Agb. La richiesta è chiara: rapporti di lavoro stabili, orari compatibili con la salute e regole contrattuali trasparenti.

Resta alta l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro, sugli appalti e sui rischi ad essi collegati. Il sindacato evidenzia inoltre la mancanza di un vero piano industriale e l’urgenza di affrontare nodi irrisolti come la vicenda delle Acciaierie e la complessa situazione di Sasa. In provincia di Bolzano, secondo la Cgil/Agb, non sono ancora stati raggiunti obiettivi soddisfacenti su parità di genere e contrasto alle discriminazioni, temi centrali insieme alla sostenibilità ambientale per evitare la fuga dei giovani. Rimane infine aperta la valutazione sull’efficacia della norma Irap legata alla contrattazione 2025, sostenuta con forza dai sindacati.

Sul piano nazionale, il 2025 ha segnato un passaggio importante con la campagna referendaria sul lavoro. «Non abbiamo raggiunto il quorum necessario e questa è stata una sconfitta, soprattutto nella nostra provincia», ammette la segretaria Cristina Masera. Nel 2026 la Cgil aderirà al Comitato “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale”, sui temi della giustizia, con una campagna che partirà il 10 gennaio. Parallelamente, proseguirà la raccolta firme per una proposta di legge a sostegno della sanità pubblica, con l’obiettivo di portare la spesa sanitaria al 7,5% del Pil, contro la riduzione prevista dalla legge di Bilancio.

Importante anche il fronte della rappresentanza: continuano gli incontri tra sindacati e associazioni datoriali per garantire l’effettiva esigibilità dei contratti ed evitare accordi firmati da soggetti non rappresentativi.

Il 2026 sarà inoltre un anno di cambiamento interno per la Cgil. Come spiega Josef Lazzari, in occasione dei 120 anni dalla fondazione, il sindacato avvierà un processo di rinnovamento organizzativo e di revisione del programma fondamentale, risalente a trent’anni fa, per adattarlo alle trasformazioni del mondo del lavoro. Un percorso inclusivo che porterà, a fine anno, al prossimo congresso.

Sul piano organizzativo, la Cgil/Agb chiude il 2025 con circa 42mila iscritti, in linea con l’anno precedente: 49% donne e 51% uomini, con il 67% di attivi e il 33% di pensionati. I lavoratori stranieri rappresentano il 24% degli iscritti. In crescita le adesioni nei luoghi di lavoro, segnale di un sindacato ancora radicato sul territorio.

Numeri significativi anche per i servizi: il Caaf Cgil si conferma primo in Alto Adige per pratiche elaborate, mentre il Patronato Inca ha gestito quasi 48mila pratiche nel 2025. Gli uffici vertenze segnalano infine un aumento delle aziende in difficoltà economica e delle richieste di recupero crediti, soprattutto da parte di lavoratori over 50, sempre più spesso costretti a far valere i propri diritti.

Foto, Lazzari, Masera e Hofer