Il 2026 si profila come un anno ancora carico di interrogativi per le micro e piccole imprese italiane. A dirlo è l’indagine annuale di CNA Nazionale, che fotografa un clima dominato dall’incertezza, pur con alcuni segnali di resilienza e fiducia, soprattutto tra gli imprenditori più giovani.
«Anche per il 2026 prevale l’incertezza, ma le imprese con aspettative positive superano quelle che prevedono un peggioramento dei risultati aziendali, grazie soprattutto agli imprenditori under 40», commenta Cristiano Cantisani, presidente di CNA Trentino Alto Adige. «Restano però ben evidenti le principali criticità: costi dell’energia, concorrenza sleale e carenza di personale».
Secondo l’indagine, condotta dall’Area Studi CNA su un campione di oltre 2.500 imprese rappresentative del tessuto produttivo nazionale, a pesare è soprattutto il contesto internazionale, segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e politiche commerciali aggressive da parte delle grandi potenze economiche come Stati Uniti e Cina. In questo scenario, quasi un imprenditore su quattro prevede una crescita dell’economia italiana, mentre il 23,2% si aspetta un andamento negativo. Ancora più marcata l’incertezza quando si guarda al futuro della propria azienda: oltre il 58% non si sbilancia, il 26,1% teme un peggioramento dei risultati e solo il 15,5% prevede un miglioramento.
I numeri raccontano una prudenza diffusa: un’impresa su tre stima una contrazione del fatturato, in particolare sul fronte delle esportazioni. Quasi il 40% prevede di ridurre gli investimenti e solo una su sei programma un aumento della spesa in beni strumentali. Sul piano occupazionale prevale la stabilità (circa il 70%), ma il 20% teme una riduzione dell’organico, mentre solo il 10% prevede nuove assunzioni.
Le difficoltà maggiori si concentrano nella manifattura, trainate dalla crisi dell’automotive e del tessile-abbigliamento. Nei servizi il quadro è più equilibrato, con indicazioni positive e negative che si equivalgono, mentre nelle costruzioni prevale un orientamento più ottimista, con oltre il 30% delle imprese che guarda al futuro con fiducia.
Un elemento chiave emerge dall’analisi per fasce d’età: il pessimismo cresce con l’età dell’imprenditore. In netta controtendenza gli under 40, tra i quali oltre il 30% prevede un miglioramento del ciclo economico e quasi il 40% stima risultati aziendali in crescita nel 2026.
Sul fronte delle politiche economiche, CNA riconosce alcuni passi avanti arrivati dall’iter parlamentare della manovra di bilancio, come l’estensione al 2024 della detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali e la rimozione delle limitazioni all’uso dei crediti d’imposta. Positiva anche la destinazione di risorse per accompagnare l’uscita dalla vecchia Transizione 5.0. Tuttavia, le misure a sostegno degli investimenti restano poco adatte alle micro e piccole imprese: il passaggio dal credito d’imposta al super e iper ammortamento rischia infatti di escludere circa il 40% dei potenziali beneficiari.
Forte il rammarico, infine, per l’assenza di interventi sui costi energetici, giudicati ormai insostenibili, a fronte di un aumento delle accise sul gasolio. A ciò si aggiungono le perplessità legate alle polizze contro i rischi catastrofali: la proroga al 31 marzo 2026, introdotta con il Decreto Milleproroghe, riguarda solo alcuni settori. Per CNA si tratta di una scelta «inaccettabile», che crea disparità tra micro e piccole imprese, aggravata dai ritardi nella definizione del contratto tipo e del portale Ivass per il confronto delle offerte.
In attesa di regole più chiare, CNA invita le imprese a muoversi con cautela, valutando più preventivi per confrontare coperture e costi. In un 2026 ancora pieno di incognite, la parola d’ordine resta una sola: prudenza, senza spegnere la fiducia.
Foto, Cristiano Cantisani, presidente di CNA Alto Adige Südtirol