Crisi Venezuela, la politica non può voltarsi dall’altra parte

Le parole di Papa Leone XIV sulla crisi in Venezuela arrivano come un segnale forte e inequivocabile nel dibattito internazionale. Seguire con “animo colmo di preoccupazione” quanto sta accadendo significa riconoscere che non siamo di fronte a una normale crisi politica, ma a una vera emergenza umana che chiama in causa responsabilità precise.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sottolinea come il richiamo del Pontefice rimetta al centro un principio non negoziabile: il bene del popolo viene prima di ogni interesse di potere. Un concetto ribadito anche dal presidente del CNDDU, Romano Pesavento, che richiama il valore concreto della sovranità, legittima solo se fondata sullo Stato di diritto, sul rispetto della Costituzione e sulla tutela effettiva dei diritti umani e civili.

La violenza da superare non è soltanto quella visibile della repressione o dei conflitti di piazza. È anche quella silenziosa e strutturale che nasce dalla povertà estrema, dall’insicurezza alimentare, dalla negazione dell’accesso alle cure, all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione democratica. Una violenza che colpisce soprattutto i più fragili e che sta compromettendo in profondità il futuro delle giovani generazioni.

In questo quadro, parlare di pace e giustizia significa andare oltre la logica dell’emergenza e delle soluzioni di facciata. Significa aprire processi reali e inclusivi di dialogo, ricostruire la fiducia nelle istituzioni, riaffermare la separazione dei poteri e la centralità della legge come strumento di tutela dei diritti, non di controllo o repressione.

La crisi venezuelana non è una questione lontana o secondaria. Come sottolinea ancora Pesavento, essa interpella direttamente la coscienza della comunità internazionale e il mondo dell’educazione, chiamato a formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere le ingiustizie e di assumere una posizione chiara dalla parte della dignità umana, della legalità costituzionale e della pace.

L’attenzione ai più poveri, indicata da Papa Leone XIV come criterio irrinunciabile, diventa il banco di prova di ogni progetto politico e istituzionale. Dove i diritti dei più deboli vengono sacrificati, la sovranità perde significato e la democrazia si svuota.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che le istituzioni nazionali e sovranazionali agiscano con coerenza, responsabilità e rispetto del diritto internazionale, sostenendo percorsi che mettano realmente al centro la persona e il bene comune. Allo stesso tempo rinnova il proprio impegno affinché la cultura dei diritti umani, della pace e della solidarietà si traduca in azioni concrete e quotidiane di cittadinanza attiva.

Foto/@Vatican Media