
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime profondo cordoglio per le quaranta giovani vite spezzate nella tragedia di Crans-Montana e si stringe alle famiglie delle vittime, ai feriti e alle comunità colpite in Italia, in Svizzera e negli altri Paesi coinvolti. Tra i ragazzi italiani ricordati dal CNDDU ci sono Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi, i cui nomi «non possono e non devono essere consegnati a una memoria fugace», sottolinea il coordinamento.
In una nota diffusa dal presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, si evidenzia come il rientro delle salme in patria e la partecipazione al lutto nazionale in Svizzera siano atti di vicinanza doverosa, ma insufficienti di fronte alla gravità della tragedia. «Quando la morte di ragazzi, molti dei quali minorenni, è riconducibile a carenze strutturali o a una cultura della prevenzione insufficiente, non siamo di fronte a una fatalità», si legge nel comunicato, «ma a una violazione grave e sistemica del diritto alla vita e alla sicurezza».
Il CNDDU richiama l’attenzione sul fatto che la sicurezza non può essere un adempimento episodico, ma un dovere continuo e condiviso da istituzioni, enti pubblici e privati, organi di controllo e decisori politici. La mancata prevenzione, scrive Pesavento, ha conseguenze irreversibili: «Ogni giovane vita perduta per negligenza rappresenta un fallimento collettivo».
Il coordinamento invita le istituzioni a tradurre il dolore in azione concreta: rafforzare controlli, vigilanza e misure di sicurezza, promuovere l’educazione ai Diritti Umani, alla legalità e alla responsabilità civica. «La scuola deve contribuire a costruire una cultura della tutela della vita e della consapevolezza dei rischi», conclude la nota, «solo così il dolore potrà trasformarsi in coscienza civile e impegno reale, evitando che tragedie simili possano ripetersi».
Foto, Romano Pesavento