La Befana resta un appuntamento sentito anche in Alto Adige, ma all’insegna della misura. Secondo il consueto sondaggio Confesercenti-IPSOS sui consumi delle festività invernali, per l’Epifania 2026 il 66% degli italiani prevede di fare almeno un dono – prevalentemente sotto forma di calza – mentre il 34% rinuncerà. Al Nord la quota di chi prepara la calza scende al 61%, segno di un atteggiamento più prudente rispetto al resto del Paese.
La spesa media nazionale si attesta sui 64 euro, ma nel Nord si ferma a circa 57 euro, con una mediana di 30 euro. Un dato che conferma come l’Epifania venga vissuta come l’ultimo gesto simbolico delle festività: piccoli acquisti, pensieri mirati, niente regali impegnativi. La calza resta di gran lunga la scelta dominante: il 94% di chi fa un dono mantiene la formula tradizionale.
«Anche in Alto Adige l’Epifania conferma una tendenza che abbiamo osservato per tutto il periodo natalizio: le famiglie non rinunciano ai riti, ma lo fanno con attenzione al budget», sottolinea Elena Bonaldi, presidente di Confesercenti Alto Adige. «La calza della Befana funziona perché consente una spesa flessibile, costruita su piccoli acquisti di qualità, spesso realizzati nei negozi sotto casa».
Un aspetto particolarmente rilevante per il commercio locale. «Dolciumi, piccoli giochi, articoli per la persona o per la scuola sono prodotti che trovano nel negozio di vicinato un punto di riferimento naturale», prosegue Bonaldi. «In una fase in cui i consumi restano selettivi, la fiducia nel commerciante e il rapporto diretto con il territorio diventano un valore competitivo».
«L’Epifania non è un secondo Natale», conclude la presidente di Confesercenti Alto Adige. «È piuttosto una ricorrenza che chiude le feste e che premia la prossimità, la rapidità d’acquisto e il legame con la comunità. Un passaggio piccolo nei numeri, ma importante per la vitalità del commercio locale».