Crans-Montana, Pesavento (CNDDU): “Il dolore dell’attesa è una violazione dei diritti umani. Servono verità, responsabilità e sicurezza”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla gravissima tragedia di Crans-Montana con un richiamo forte ai principi della responsabilità istituzionale e della tutela dei diritti fondamentali. A prendere posizione è il prof. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, che invita a non relegare l’evento alla sola cronaca.

«Siamo di fronte a una tragedia che ha causato decine di vittime, numerosi feriti gravi e un numero ancora imprecisato di dispersi, tra cui cittadini italiani. È un evento che interpella direttamente le istituzioni, le autorità competenti e l’intera comunità internazionale sul piano dei diritti umani», afferma Pesavento.

Il presidente del CNDDU pone l’accento sul cosiddetto tempo dell’attesa, quel vuoto informativo che separa la notizia dalla conferma ufficiale e che «priva le famiglie del diritto alla certezza, costringendole a una sospensione emotiva e giuridica devastante». Secondo Pesavento, si tratta di una sofferenza spesso sottovalutata, che le istituzioni hanno il dovere di riconoscere e mitigare attraverso una comunicazione sobria, responsabile e rispettosa della dignità delle persone coinvolte.

Emblematica, in questo senso, è la vicenda del giovane Emanuele Galeppini, ancora formalmente tra i dispersi in attesa di identificazione scientifica. «Il diritto alla verità, alla riservatezza e al rispetto della persona deve prevalere su qualsiasi anticipazione priva di fondamento certo», sottolinea Pesavento, ribadendo che, soprattutto quando sono coinvolti giovani e minori, la tutela della dignità delle famiglie deve essere assoluta e non negoziabile.

Il prof. Pesavento richiama poi con forza il tema della prevenzione e della sicurezza: «Il diritto alla vita e all’incolumità personale impone standard rigorosi nell’organizzazione di eventi pubblici e privati, in particolare in contesti chiusi e ad alta densità di persone. Piani di emergenza, controlli, formazione del personale e gestione dei flussi non sono dettagli, ma responsabilità istituzionali centrali».

Da qui l’appello del CNDDU alle autorità italiane e svizzere affinché «l’accertamento delle responsabilità avvenga con trasparenza, rapidità ed efficacia, nel pieno rispetto dello Stato di diritto». Pesavento chiede inoltre che la cooperazione internazionale venga rafforzata come strumento essenziale di tutela dei diritti umani oltre i confini nazionali.

«Accanto alle indagini – conclude il presidente del CNDDU – è indispensabile garantire un sostegno concreto, continuativo e strutturato alle famiglie delle vittime, dei feriti e dei dispersi. Il supporto psicologico, legale e umano non può esaurirsi nell’emergenza».

Infine, Pesavento affida alla scuola un ruolo decisivo: «Trasformare la cronaca in educazione civica significa promuovere la cultura della prevenzione, della responsabilità e del valore della vita. Sicurezza, legalità e rispetto delle regole non sono formalità, ma presìdi irrinunciabili di civiltà».

Foto, prof. Romano Pesavento