La storia di Alex, studente diciassettenne con autismo grave, raccontata recentemente sulla stampa nazionale, continua a suscitare riflessioni profonde nel mondo della scuola. A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che in una nota ufficiale richiama il valore educativo e civile di un’esperienza che va ben oltre il singolo caso.
Secondo il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, non si tratta soltanto di una testimonianza toccante, ma di una vicenda capace di interrogare “il significato stesso della scuola pubblica e il suo ruolo nella costruzione di una società fondata sui diritti, sull’inclusione e sulla dignità della persona”. La storia di Alex, sottolinea Pesavento, restituisce l’immagine di una scuola che riesce ad assolvere alla propria funzione costituzionale non perché priva di difficoltà, ma perché sostenuta da una visione educativa solida e da una forte responsabilità etica.
Nel comunicato, il CNDDU evidenzia come l’esperienza descritta dimostri che l’inclusione autentica non nasce da procedure formali o da meri adempimenti amministrativi, ma da un’idea di scuola come comunità umana. Una scuola capace di leggere i bisogni, valorizzare le potenzialità e costruire relazioni significative, offrendo agli studenti non solo conoscenze, ma strumenti di autonomia e fiducia in sé stessi. In questo senso, per il Coordinamento, la vicenda di Alex rappresenta una concreta applicazione dei principi sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Il presidente Pesavento mette però in guardia dal rischio che esperienze come questa restino episodi isolati, affidati alla sensibilità dei singoli docenti o alla casualità dei contesti. “Storie come quella di Alex – afferma – devono diventare patrimonio condiviso del sistema scolastico e punto di riferimento per una riflessione nazionale sul senso profondo dell’educazione inclusiva”.
Da qui l’appello rivolto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si avvii un’azione strutturata e duratura di valorizzazione delle buone pratiche già presenti nelle scuole italiane. Il CNDDU propone in particolare una campagna nazionale permanente dal titolo “Educare è includere. La scuola che costruisce futuro”, pensata non in chiave celebrativa, ma formativa e culturale.
L’obiettivo, spiega Pesavento, è rendere visibili le esperienze che funzionano, favorirne la diffusione e trasformarle in riferimento per le politiche educative future. Raccontare ciò che funziona, precisa il presidente del CNDDU, non significa ignorare le criticità, ma indicare una direzione possibile e affermare che l’inclusione non rappresenta un costo, bensì “un investimento strategico per il futuro del Paese”.
La storia di Alex, conclude il Coordinamento, ricorda che una scuola capace di includere è una scuola che educa davvero: una scuola che non lascia indietro nessuno e che, proprio per questo, rafforza la coesione sociale e la qualità della democrazia.
Foto, prof. Romano Pesavento