Roma. La legge di Bilancio lascia l’amaro in bocca al mondo delle piccole e medie imprese italiane. “Non basta una gestione ordinaria dei conti pubblici quando l’economia reale mostra segnali di sofferenza sempre più evidenti”, dichiara Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori. Le PMI rappresentano oltre il 99% delle imprese italiane, producono circa il 65% del valore aggiunto e garantiscono quasi l’80% dell’occupazione privata. Eppure, nella manovra, gli interventi realmente dedicati a questo tessuto produttivo risultano marginali rispetto alle esigenze concrete.
“Il rifinanziamento di alcune misure esistenti, come gli incentivi alla transizione digitale e ambientale, non può essere considerato sufficiente”, aggiunge Ruvolo. “Meno del 20% delle imprese ha beneficiato in modo significativo degli strumenti di Industria e Transizione 4.0. Sul fronte fiscale ed energetico, poi, il quadro resta altrettanto critico: il costo dell’energia per le imprese italiane è ancora superiore di circa il 30–40% rispetto alla media dei principali competitor europei, mentre la pressione fiscale complessiva sulle PMI rimane stabilmente sopra il 59%. Un livello che frena investimenti, assunzioni e crescita dimensionale”.
Secondo Confimprenditori, la manovra non introduce interventi di sistema, limitandosi a misure tampone che non risolvono le criticità strutturali. “Purtroppo – conclude Ruvolo – questa legge di Bilancio è l’ennesima occasione mancata del governo, una risposta insufficiente alle reali necessità delle imprese italiane”.