‘Tachipirina e vigile attesa’. Il prof. Marini: “Vi spiego quella famosa circolare…”

Nelle audizioni della Commissione d’inchiesta sul Covid volano stracci: parole dure, accuse, silenzi che confermano la gestione fallimentare della pandemia. Spiccano le recenti dichiarazioni dell’allora viceministro, prof. Pierpaolo Sileri, in merito alla circolare sulla ‘Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2’ (la prima risale al 30 novembre 2020 ed è stata aggiornata il 26 aprile 2021), ribattezzata ‘Tachipirina e vigile attesa’. Sileri ha affermato di non ricordare chi l’avesse redatta, sostenendo invece che, dalla seconda ondata in poi, valevano più opzioni terapeutiche contro il Covid. In generale le numerose audizioni fin qui succedutesi hanno fatto emergere errori grossolani, contraddizioni, incapacità degli ‘addetti ai lavori’ e violazioni dei diritti umani durante l’intero periodo Covid. La sensazione principale è che la volontà fosse esclusivamente quella di promuovere i cosiddetti vaccini.   

Ne parliamo con il più noto studioso italiano di biodiritto internazionale, il prof. Luca Marini, che non solo è da venticinque anni titolare dell’insegnamento di diritto internazionale all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ma che in quell’Ateneo è stato a lungo titolare della Cattedra Jean Monnet di biodiritto conferitagli Ad Personam dalla Commissione europea, nonché componente e vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), che ha rappresentato anche presso l’Unione europea e il Consiglio d’Europa. Attualmente, il prof. Marini dirige l’European Centre for Science, Ethics and Law (ECSEL) e coordina le attività del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB). 

Prof. Marini, cosa ne pensa delle dichiarazioni dell’ex viceministro Sileri?

“Singolari, vero? Eppure, quando la circolare ministeriale relativa alla ‘Tachipirina e vigile attesa’ fu annullata dal TAR del Lazio per poi essere salvata in corner da un decreto monocratico del Presidente del Consiglio di Stato (in data 19 Gennaio 2022, ndr), la persona che Lei nomina era sottosegretario di Stato”. 

Sulla libertà prescrittiva del medico si era però già pronunciato favorevolmente il Consiglio di Stato attraverso la sentenza dell’11 dicembre 2020. Il medico avrebbe perciò potuto prescrivere pure farmaci in modalità off-label, per curare il Covid. In realtà, che cosa è accaduto?

“In verità, ritengo che la domanda andrebbe rivolta a quei medici che, decisi a curare i propri pazienti senza aspettare che le loro condizioni peggiorassero, sono andati incontro a seri problemi giudiziari proprio in ragione di quella circolare”.

Le vicende e gli scopi della circolare ministeriale sono stati sempre un po’ oscuri, in effetti.

“Crede? A me sono sempre sembrati chiarissimi. Se quella circolare non fosse stata adottata, infatti, il cosiddetto vaccino anti-Covid non avrebbe mai potuto essere commercializzato”. 

Vuol forse dire che senza la ‘Tachipirina e vigile attesa’ gli Italiani non si sarebbero vaccinati?

“Voglio dire che il cosiddetto vaccino anti-Covid è stato introdotto sul mercato sulla base di una procedura europea di tipo semplificato che autorizza l’immissione in commercio di medicinali per uso umano anche quando il richiedente non disponga – cito testualmente – di “dati clinici completi in merito all’efficacia e alla sicurezza” dei medicinali in questione. Tra le condizioni per una autorizzazione di questo tipo vi è quella secondo cui il medicinale proposto deve rispondere – cito ancora testualmente – a “esigenze mediche insoddisfatte”: ed è assai probabile che, se il Ministero non avesse introdotto a suo tempo la strategia della ‘Tachipirina e vigile attesa’, molti medici sarebbero stati in condizione di individuare, in scienza e coscienza, una o più risposte in grado di soddisfare l’esigenza terapeutica”.

In passato è già stata affrontata innumerevoli volte la questione relativa all’immissione in commercio condizionata dei cosiddetti vaccini, procedura diversa rispetto all’’autorizzazione per l’uso in emergenza’, ad esempio. Quali sono le differenze rispetto all’immissione in commercio ordinaria?

“Lo ripeto: l’autorizzazione condizionata è finalizzata ad accelerare l’immissione in commercio dei medicinali per uso umano e, in vista di questo risultato, sgrava il richiedente dall’onere di disporre di dati clinici completi in merito all’efficacia e alla sicurezza dei medicinali per cui si richiede l’autorizzazione. È quindi innegabile che i medicinali così autorizzati siano de facto sperimentali, ciò che peraltro produce una serie di conseguenze non secondarie sul piano bioetico e biogiuridico: ad esempio, è chiaro che, nella misura in cui il medico-sperimentatore ignora i rischi di cui dovrebbe informare previamente il paziente, nessun consenso potrà mai essere realmente informato. Del resto, stiamo solo dando peso al fumo: se fossero stati disponibili dati clinici completi sull’efficacia e la sicurezza del cosiddetto vaccino anti-Covid, è ovvio che quest’ultimo non sarebbe stato autorizzato in base alla procedura condizionata”.

Come mai, secondo Lei, il nesso tra la circolare ministeriale e la pseudo-campagna vaccinale non è mai stato messo in evidenza dal mondo del dissenso?

“Non saprei, ma azzardo ugualmente: forse perché queste cose vanno studiate, mentre invece molti esponenti di quello che io chiamo dissenso istituzionale si limitano a scrivere post a effetto sui social e a godersi i commenti dei loro follower? Anche perché, vede, ciò che io sto ora ricordando è stato pubblicamente affermato più di quattro anni fa dal CIEB in un Parere che suscitò, all’epoca, molto scalpore e un certo scetticismo anche da parte di chi, oggi, si affanna a farsi audire dalla Commissione parlamentare”. 

E quando questa verità finirà sotto la lente della Commissione parlamentare d’inchiesta cosa accadrà, secondo Lei?

“Quello che succede sempre in casi del genere”.

E cioè?

“Nulla”.