“Volevo essere Marlon Brando” nel cartellone dello Stabile in questi giorni prenatalizi.

Dal giovedì 11 a domenica 14 dicembre (giovedì h. 20.30, venerdì e sabato h. 19 e domenica h. 16) sul palco del Comunale di Bolzano salirà Alessandro Haber, artista celeberrimo, originale nelle sue interpretazioni e sempre apprezzato dal pubblico. Tratto dall’omonima autobiografia scritta assieme a Mirko Capozzoli, “Volevo essere Marlon Brando” nasce dalla sinergia produttiva tra Goldenart Production e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Curata da Giancarlo Nicoletti, la regia costruisce un racconto su misura, originale e sempre a viso aperto. Un intreccio teatrale che non ha paura di osare, dove la parola si amalgama alla musica, la confessione al gioco scenico, la memoria al desiderio.

In scena Haber è affiancato da Francesco Godina, Brunella Platania e Giovanni Schiavo. Le scene sono di Alessandro Chiti, le luci di Antonio Molinaro e le musiche di Oragravity.  

Il risultato è uno spettacolo libero, come il suo protagonista. Un attore che si mette in gioco fino in fondo, senza schermi né protezioni, in un viaggio teatrale che è anche un atto d’amore per l’arte, per la vita e per il pubblico.

Una notte qualunque nel salotto di casa Haber, al termine della giornata si accende la tv dove sta andando in onda la serata degli Oscar.

Improvvisamente Dio appare sullo schermo con la voce di Michele Placido. Da qui prende vita uno spettacolo che nella memoria del protagonista attinge vicende e incontri di vita realmente vissuti.

Non un monologo, ma un vero one man show “all’americana” con tre compagni di ventura, tra viaggi nel tempo, contributi video, canzoni dal vivo e improvvise virate di tono.

In scena scorrono allora Bellocchio, De Sica e Visconti, Trintignant che lo chiama “grande attore”, Carmelo Bene che lo massacra di schiaffi ogni sera, i bar di piazza Navona inseguendo Orson Welles e le notti in giro per Roma con Renato Zero.

Anche il pubblico è coinvolto e diventa parte della sceneggiatura.

Tra risate e confessioni, tra varietà e vertigini, si compone il mosaico di un artista che vuole vivere il presente senza menzogne con tutti gli inconvenienti della vita.

“Volevo essere Marlon Brando” è un inno alla quotidianità che continuamente ci pone domande, anche le più imprevedibili e indiscrete.

Foto. Scena di “Volevo essere Marlon Brando” © T. Le Pera