
Nella quinta mostra della rassegna Mamming Now curata da Ursula Schnitzer tra il 2024 e il 2026 per il Palais Mamming Museum, con zeiTraum avviene per la seconda volta un confronto specifico con il museo.
L’autunno scorso nella mostra 46° 40‘ 14‘‘ North, 11° 9‘ 35‘‘ East Jan Langer e Anna Zadra hanno esplorato il giardino e la flora del terreno e utilizzato le sue foglie e il boschetto per opere site-specific.
Valeria Ferrari e Johannes Inderst ora con zeiTraum richiamano l’attenzione su singoli artefatti delle 70.000 riproduzioni digitali della collezione del Palais Mamming.
In qualità di artist* dalle svariate modalità di lavorare che collegano l’interesse al ricordo degli oggetti, entrambi hanno sviluppato un progetto che trova il suo punto di partenza nella collezione del Palais Mamming. I grandi depositi del più antico museo civico alto atesino hanno affascinato Ferrari e Inderst per settimane. Infine, sono stati selezionati 40 oggetti che sono stati resi il punto di partenza per un’analisi visiva e poetica del loro potenziale narrativo. Collezionare, custodire e conservare è espressione di un legame emotivo, documenta in silenzio lo scorrere del tempo e lascia un surrogato di sforzi e progressi civilizzatori.
Oltre a ciò, le stanze dei depositi per Ferrari e Inderst sono state anche luoghi per le loro fantasticherie: un luogo tra la realtà e la fantasia, in cui ogni oggetto possiede una forza evocativa, uno scrigno che svela e protegge oggetti di uso quotidiano allo stesso tempo. Il termine “deposito” – che in italiano è sia un sostantivo che un verbo – definisce un luogo fisico e allo stesso tempo il processo di depositare e di affidare. Questa ambiguità stimola a riflettere sui ricordi, sullo stratificarsi di esperienze e l’accumularsi di tracce che resistono al tempo o si dissolvono.
In questo processo le pratiche artistiche di Ferrari e Inderst si sono completate: la fotografia analizza la dimensione documentativa e frammentaria degli oggetti, mentre la scultura restituisce loro una forma evocativa e reinterpreta il concetto di tempo in modo sensibile e tangibile. Il risultato è un’analisi della forza degli oggetti, della loro natura materiale o narrativa. Il processo di selezionare, nominare e ordinare diventa un gesto affettivo e una silenziosa resistenza all’oblio. L’oggetto diventa feticcio, nodo di relazioni e significati e racconta della stabilità degli oggetti che vengono tramandati di generazione in generazione, di casa in casa, finché non finiscono magari in una collezione museale.
Le opere
Angelo con uva, una nuova serie fotografica di Johannes Inderst che mostra una sorta di “messa in scena”, assemblaggi effimeri nati direttamente nel deposito, che mettono in evidenza la precarietà, la fragilità e l’ambiguità degli oggetti selezionati.
Quattro ulteriori immagini catturano dettagli del deposito e mostrano luoghi in cui l’archivio è simile a un palcoscenico poetico.
Timetricks di Valeria Ferrari è un gruppo di tre sculture tessili ispirato dalle parche che come nella mitologia tessono i destini degli esseri umani. Realizzate con lenzuola, sono collegate tra loro tramite un guinzaglio, anch’esso fatto di scampoli di lenzuola. In questo modo simboleggiano il collegamento indissolubile tra passato, presente e futuro. La loro stoffa impregnata dalle tracce della vita diviene un luogo per la custodia di ricordi complessi. Ferrari pone il gruppo di sculture in una stanza delimitata da pareti semitrasparenti. La trasparenza delle pareti rimanda ai processi che avvengono tra archivio, deposito visitabile e mostra museale: un passaggio continuo tra ciò che rimane celato e ciò che diventa visibile.
Nel deposito visitabile del Palais Mamming che si trova negli spazi per le mostre di arte contemporanea viene mostrato il video dal titolo Numero Oggetto. L’opera, composta da didascalie prese dal catalogo online del museo, riproduce il processo di selezione che ha guidato il lavoro di Ferrari e Inderst. Denominazioni, date, misurazioni e descrizioni sono diventate immagini fantastiche delle stesse, si trasformano in dettagli macro e trame astratte che poggiano come un ornamento sulle informazioni effettive dell’oggetto.
Con una piccola selezione dei lavori degli ultimi anni Valeria Ferrari e Johannes Inderst completano i nuovi lavori. Le opere, dal chiaro carattere autoreferenziale, assumono all’interno della loro creazione una posizione autobiografica.
Sono la serie in acquerello Small Talks e la scultura di stoffa Noc di Ferrari. Small Talks, sono figure leggere che evocano gesti, sguardi e pause; rimandano a universi silenziosi e inesplorati che fluttuano tra ciò che appare e ciò che rimane non detto.
Con Vergessen (dimenticato) Inderst si rappresenta in forma di autoritratto con una zampa di elefante della serie Fauna. Questa serie, nata tra il 2009 e il 2010 riprende già la questione dell’eredità di un museo e getta un ponte verso le nuove opere che ora sono nate per Mamming Now.
VALERIA FERRARI nasce a Milano nel 1987. Dopo gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera ottiene la specializzazione in cinema e video. Ferrari lavora ad audiovisivi come film documentari, spot pubblicitari, video musicali e videoarte. Allo stesso tempo, in qualità di libera artista, indaga l’interazione tra il media video e la fotografia popolare, il suono e i collage. Nel 2018 si trasferisce a Hong Kong e, ispirata dal cuore pulsante della città, produce una serie di collage di video e di carta con cui aveva partecipato a una mostra collettiva nella Bedroom Gallery a Hong Kong. Dal 2020 collabora regolarmente con il duo di artisti video MASBEDO per il quale è operativa principalmente in ambito elaborazione video. Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si concentra sulla realizzazione di sculture tessili in cui le cuciture, le imbottiture e gli interventi pittorici diventano strumenti per analizzare la materia e la gestualità come mezzi della memoria. In luglio 2024 in Lo spazio Cler a Milano si svolge la sua prima mostra personale dal titolo Dreams Made Flesh.
JOHANNES INDERST nasce a Merano nel 1967, dove attualmente vive e lavora. Durante gli studi di Medicina riscopre la fotografia, la sua prima grande passione. Nell’ambito di tale pratica lavora principalmente con la fotografia analogica e l’installazione, sperimentando con la luce, lo spazio e i materiali. Parallelamente lavora inoltre per diversi anni come insegnante nelle scuole medie e vede l’istruzione come spazio per la creatività e l’incontro. Padre di quattro bambini, sviluppa una forte consapevolezza per la responsabilità e la giustizia sociale. Questo impegno si riflette anche in progetti per persone senzatetto che inizia e accompagna. Le numerose partecipazioni a mostre e le sue personali mostrano la sua opera artistica sia in un contesto regionale che internazionale. Inderst collega l’arte, la pedagogia e il lavoro nel sociale a un processo aperto che cerca sempre un incontro e un dialogo. Il confronto con i lasciti dei musei si trova nella serie di opere Fauna, in cui l’oggetto dell’osservazione era il lascito di un vecchio museo della fauna.
Mostre e partecipazioni: Paare, Galleria Prisma 2003; Scapes, MeranoArte 2004; Moränen/Wald, Fotoforum Bolzano/, Kunstraum Mitterhofer San Candido 2004; Moränen, Messner MountainMuseum 2005; Werdende Wahrzeichen, MeranoArte 2007; 50x50x50 Fortezza 2011, 2013, 2017, 2021; Die Welt der Dinge, MeranoArte 2013; Diaries of life (Fauna), Kunsthalle West 2015; Nuance Diafone, Lichthof Bozen 2015; Shame on you, Kunsthalle West 2017; Open/Take care, Merano 2021; Wärme dich das Feuer brennt, Bunker 23, 2024.