“Un’immagine tocca molto più profondamente le radici della vita interiore che non una pura dottrina. Essa agisce sull’immaginazione e sul sentimento…” (Romano Guardini, teologo).
Il ricordo delle nostre nonne che raccomandavano “mai buttare i santini, se proprio devi, meglio bruciarli!” può aiutarci a capire il sentimento di devozione, misto ad un senso di protezione e a un po’ di scaramanzia, che aleggiava intorno ai santini. Per loro, le immagini sacre erano preziosi oggetti di devozione e di protezione.
Le immagini di devozione domestica, i quadri capezzale e i santini erano, infatti, la prova di una fede vissuta e personale. Le immagini della Vergine, della Sacra Famiglia, dei Santi, del Sacro Cuore di Gesù o di Maria, appese sulle pareti di casa (spesso sopra il letto) o stampate su fogli di carta, erano la testimonianza della richiesta di protezione di fronte all’angoscia del quotidiano, del timore della morte, dell’esigenza di dare un senso religioso all’esistenza.
Il Concilio di Trento aveva riconosciuto che le immagini negli edifici sacri erano la prima scuola per istruire i fedeli. Se di quelle immagini (tele, statue, affreschi) abbiamo molte e straordinarie testimonianze nelle chiese, al contrario è molto difficile trovare le tracce della devozione privata e non ufficiale. Nessuno ha mai ricevuto l’incarico di conservare edicole, opuscoli, quadri capezzale, … Se, per i tempi più recenti, i ricordi degli anziani ci permettono di recuperarli o di ricostruirne la storia, per il passato le informazioni sono spesso molto scarse, quando addirittura del tutto mancanti. Eppure quelle edicole, quei quadri, quelle immagini erano la prova tangibile di una devozione sincera, spontanea, autentica e diffusa sul territorio.
Queste testimonianze della religiosità popolare, oggi, si trovano conservate per lo più nelle raccolte di privati, perché in passato le istituzioni pubbliche non le ritenevano meritevoli di essere conservate. Ed è grazie ai collezionisti privati che li mettono a disposizione di mostre a tema, se è possibile oggi vedere e studiare santini, stampe religiose e immagini sacre. Le loro raccolte sono, però, sempre e comunque solo una piccola parte dei moltissimi esemplari che furono stampati.
A bizzeffe, per citare un esempio, ne furono stampati dai Remondini di Bassano del Grappa, famiglia di stampatori-editori che fin dalla seconda metà del Seicento si era dedicata alla produzione di stampe di basso costo (calendari, santini, immagini sacre, stampe religiose e profane per un pubblico di gente comune) da smerciare tramite i venditori ambulanti della Valsugana e delle Valli del Tesino. Obbligati a fare gli emigranti stagionali per sbarcare il lunario e per aiutare economicamente le loro famiglie, questi ambulanti si accollavano gerle piene di stampe da vendere nelle fiere e nei mercati italiani, europei e perfino americani. (Da notare che questo rapporto di collaborazione tra i Remondini e gli ambulanti della Valsugana e del Tesino è andato avanti fino alla fine dell’Ottocento!)
Il valore artistico di queste immagini si può trovare sia nella modalità di realizzazione (ce ne sono di preziosamente miniate), sia nella capacità di riprodurre fedelmente i grandi Maestri (v. le Madonne di Raffaello, la Sacra Famiglia di Michelangelo, e altri grandi artisti). Peraltro, la stessa riproduzione delle grandi opere ha avuto un grande merito, seppure spesso sottovalutato: queste stampe, infatti, hanno fatto conoscere ampiamente le opere dei grandi artisti conservate in luoghi lontani e hanno contribuito a rendere popolari soggetti nati colti. In questo meccanismo di appropriazione risiede sia la “popolarità” del santino, che il grande interesse da parte della sociologia religiosa e degli studiosi delle tradizioni popolari.
Sarebbe un vero peccato perdere l’occasione di visitare la mostra allestita a Camposilvano di Vallarsa dal 2 al 24 agosto (presso l’Albergo Alpino) perché offre un panorama molto interessante sui “quadri capezzale” (comprende pezzi che risalgono addirittura a fine Ottocento!) e invita a riflettere sulle espressioni artistiche ispirate dalla devozione religiosa popolare.
La mostra, che si articola in due sezioni, si completa in Casa Lorenzi con l’esposizione di pregevoli lavori di Paolo Bezzi (pittura), Renzo Mazzucchi e Michele Giuliani (sculture in legno). Tutte creazioni ricche di fantasia e di poesia!
Grazie dunque a Claudio Ruggiero, ideatore e curatore di questa interessante proposta culturale. E grazie a chi lo ha incoraggiato e sostenuto: il Comune di Vallarsa, Casa Lorenzi, Associazione Camposilvano è… , Albergo Alpino e Museo della Civiltà Contadina di Riva di Vallarsa (che ha prestato cimeli e quadri donati da famiglie della Vallarsa).
Foto, da sinistra: l’INAUGURAZIONE con Fabrizio Lorenzi, Mauro Stoffella, Geremia Gios-sindaco di Vallarsa, Claudio Ruggiero-ideatore e curatore, don Francesco Viganò

Nelle foto in alto a sinistra: Fabrizio Lorenzi, il sindaco di Vallarsa Geremia Gios, don Francesco Viganò
Nella foto in alto a destra: il sindaco Geremia Gios, l’ideatore e curatore Claudio Ruggiero Nelle foto successive: opere in esposizione e pubblico in visita