Tokamak, l’energia del futuro arriverà dalle stelle

Immaginate di catturare un piccolo Sole, rinchiuderlo in un gigantesco anello d’acciaio e tenere sotto controllo il suo calore da un lato, mentre dall’altro lo avvolgete in un abbraccio gelido quasi impossibile da immaginare.

Questo è il cuore pulsante di ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), il più ambizioso progetto internazionale di fusione nucleare mai tentato dall’uomo.

A Cadarache, nel sud della Francia, si stanno assemblando i segmenti del reattore Tokamak, ognuno alto circa 29 metri e pesante quanto quattro Boeing 747 caricati al massimo carico.

Il primo blocco è stato assemblato nel 2020 e da allora ogni giorno che passa si aggiunge un pezzo al mosaico di questa costruzione senza precedenti.

Dietro alla corsa sulla fusione nucleare si cela uno sforzo collettivo senza pari. Infatti, Unione Europea, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti uniscono risorse, competenze e fondi.

L’Europa copre quasi la metà dei costi, mentre gli altri sei partner contribuiscono in egual misura, ricordandoci che la sfida della fusione nucleare attraversa confini politici e culturali, oltre ogni guerra in corso.

Anche se pochi ne parlano purtroppo, l’Italia sta facendo la sua parte fondamentale per questo progetto internazionale. L’azienda ASG Superconductors della Spezia in Liguria sta consegnando in questi giorni il primo magnete alto 6 metri e dal peso di 16 tonnellate che sarà il cuore del reattore nucleare.

All’interno del Tokamak un plasma raggiungerà temperature superiori a 100 milioni di gradi Celsius, più calde del nucleo del Sole.

Per evitare che questa massa incandescente si disperda la circonda un campo magnetico generato da superconduttori, forniti dall’azienda ligure, raffreddati a –269 °C, ai confini del freddo assoluto.

Un ossimoro termico che racchiude in un solo impianto le condizioni più estreme dell’universo.

La fusione nucleare ha il vantaggio rispetto all’attuale fissione nucleare di generare molta energia senza produrre scorie radioattive nei più alti standard di sicurezza dei nuovi reattori a fusione nucleare come il Tokamak, assai sicuri rispetto a quelli a fissione attuali.

Se ITER riuscirà nell’impresa, entro il 2039 arriverà il giorno in cui potremo finalmente accendere la prima stella in miniatura sulla Terra, producendo energia pulita e sicura per l’uomo e per l’ambiente.

Un progetto futuristico e per molti inconcepibile e utopistico, ma che grazie al lavoro di scienziati provenienti da tutto il mondo, in un paese del sud della Francia sta diventando realtà.