Un sano comportamento può curare gli animali domestici

Alla clinica veterinaria Città di Bolzano arriva il nuovo servizio di medicina comportamentale con la dottoressa Luisa Demattio. Molto spesso l problema comportamentale dei nostri animali domestici – spiega la dottoressa Demattio – nasconde dolori o malattie croniche. Questo tipo di medicina osserva e cura sia gli aspetti fisici che quelli emozionali. Questo è il modo attraverso il quale riusciamo a aiutare davvero sia l’animale che il suo proprietario – chiarisce Luisa Demattio.
Prendersi cura di cani e gatti non significa affidarsi al veterinario solo per curare dolori o patologie evidenti. Spesso si può aiutare il proprio animale andando in cerca di un dolore fisico che per noi è ancora “invisibile” oppure individuando alcune spie di criticità metaboliche e neurologiche. Dove si trovano? Nel suo comportamento.
Dal cane al gatto, passando per asini o cavalli, le potenzialità di questa branca della medicina sono cresciute in modo esponenziale negli ultimi anni. La clinica veterinaria Città di Bolzano, sempre attenta alle nuove tendenze, ha deciso di offrire anche questa opportunità avvalendosi della collaborazione della dottoressa Luisa Demattio che vanta un’esperienza pluriennale dopo una solida formazione conclusa con un Master di secondo livello specifico alla facoltà di medicina veterinaria di Parma e dopo alcuni anni a Vienna e in Germania.
Quali sono gli obiettivi che può raggiungere la medicina comportamentale? È questa la domanda di fondo.
“Moltissimi. Partendo dall’osservazione del body language, per esempio, si può arrivare a migliorare la comunicazione e di seguito la relazione con il proprio animale. Di seguito – precisa dottoressa Luisa Demattio si adatta sia la routine giornaliera sia le attività proposte al nostro animale. Agendo in questo modo possiamo davvero ottenere uno switch emotivo portando l’animale verso l’apertura sociale e la collaborazione. Spesso il nostro stato emozionale gioca un ruolo importante durante il percorso rieducativo: la medicina comportamentale si occupa quindi anche del proprietario: insegna al proprietario a riconoscere e a gestire le proprie emozioni e le rispettive azioni che influenzano in modo significativo il comportamento dei nostri amici animali.  Ci tengo a ripetere che l’obiettivo è sempre l’inserimento armonioso dell’animale nel suo gruppo famigliare…non è solo l’animale che deve imparare…siamo sempre anche noi. Durante il percorso pratico di rieducazione del cane molto spesso ci aiutano altri cani – animali con alte competenze sociali e comunicative che facilitano conspecifici con deficit di socializzazione o traumatizzati.”
Come si svolge la visita di un veterinario come lei?
“Se si tratta di un gatto il 90% delle volte la prima visita è una visita vera e propria. È l’unico modo per fare un’anamnesi accurata. Oltre allo stato di salute e lo stato nutrizionale devo valutare la disposizione dell’appartamento, l’arricchimento ambientale, la disposizione delle risorse, la comunicazione e la relazione con i proprietari e eventuali alti animali in casa. La visita in ambulatorio lascerebbe troppo domande aperte”
Con i cani come si procede? È la successiva domanda.
“La visita avviene in clinica e in passeggiata. In un secondo momento in campo aperto, magari in presenza di un altro cane. Dopo un’accurata anamnesi insieme al proprietario valuto anzitutto la comunicazione, il body language dell’animale e la relazione che si è instaurata con il proprietario. Poi è importante capire quale sia l’assetto emozionale del cane, le sue motivazioni principali e lo stato di attivazione mentale, che in termini tecnici chiamiamo “arousal”. Si riesce a capire la capacità di gestire le emozioni sia negli spazi interni sia in quegli esterni. Valutiamo lo stato di socializzazione con gli altri cani e con l’essere umano e la capacità di accettare stimoli come ad esempio rumori, oggetti fermi e in movimento. L’osservazione è il primo fondamentale passo. Molto spesso i cani sono vittime di traumi che subiscono in età infantile. Molto delicati sono anche i primi tre mesi, il legame che si è creato con la madre e le esperienze che l’individuo ha fatto durante la sua prima fase di vita. Per questo è importante raccogliere più dati possibili riguardo alle modalità di allevamento o rispetto alla vita precedente del cane. Non è facile, lo so…spesso l’anamnesi è caratterizzata da lacune. L’osservazione accurata però aiuta aiutare a ricostruire alcuni dei dati mancanti”.

Foto.dottoressa Luisa Demattio@Clinica veterinaria Città di Bolzano