“Beata Oscenità”, Gianluca Ferrato al Centro Trevi di Bolzano

Gioacchino Stajano

“Vita immaginaria e metamorfosi reali di Gioacchino Stajano, contessa Briganti di Panico” questo il sottotitolo di “Beata Oscenità” la lettura di un estratto dal testo dell’autore Massimo Sgorbani, che Gianluca Ferrato presenterà il 18 e il 19 giugno alle 18.00 al Centro Trevi con la supervisione registica di Andrea Bernard. “Beata Oscenità” è dedicato all’incredibile vita di Giò di Panico, notissimo personaggio del dopoguerra. Gioacchino «Giò» Stajano Starace, conte Briganti di Panico, fu tra i primi omosessuali dichiarati, e uno dei primi uomini italiani a diventare donna. Un percorso di vita controcorrente che terminerà come suora laica nel convento delle monache di Betania del Sacro Cuore in Piemonte. «Ce n’è abbastanza per volerla “raccontare” su un palcoscenico, questa storia forte come poche: camaleontica, bizzarra, indefinibile. Così è stata la vita di Gioacchino Stajano detta/o Giò». ha scritto Sgorbani, drammaturgo recentemente scomparso.

All’anagrafe era Gioacchino Stajano Starace, conte Briganti di Panico. Suo nonno era il gerarca fascista Achille Starace, quello della “mens sana in corpore sano”, quello dell’esaltazione della virilità. Gioacchino è da subito femmineo, attratto dai ragazzi, come da quel compagno di studi nel collegio dei Gesuiti di cui, sia pur platonicamente, si innamora e a cui scrive lettere piene di affetto. Tanto basta perché i suoi genitori intuiscano il suo orientamento sessuale e lo allontanino dalla famiglia. In seguito Stajano dirà: “Ho aperto le porte agli omosessuali. Sono stato il primo omosessuale dichiarato in Italia”. «”Una storia sbagliata” come avrebbe detto De André riferendosi a Pasolini. In qualche modo anche questa lo è stata, per quell’Italia bigotta e democristiana fautrice del: “si fa ma non si dice”» scrive Sgorbani nelle sue note al testo. E lui invece, diceva e faceva. Va a Firenze, dove studia all’Accademia di Belle Arti, e poi a Roma, dove entra a far parte della comunità artistica degli anni 50 e trova in Novella Parigini una sorta di guida, di insegnante sui modi di fare parlare di sé, di attirare la stampa e i paparazzi con piccoli e grandi scandali. Risultato, Fellini lo vuole ne La dolce vita, in un primo ruolo minore di attore al quale, negli anni, seguiranno altri. Giò Stajano diventa così una celebrità in quella società patinata di cui è uno dei più chiacchierati esponenti.

Ma è l’amore ad essere croce e delizia della sua vita. Come tanti in quegli anni da pionieri. Anni di amori sotterranei e carbonari. Dei suoi incontri omosessuali, infatti, scrive anche in un romanzo, Roma capovolta. Neanche a dirlo, Il libro viene subito sequestrato con l’accusa di propagandare idee contrarie alla morale pubblica.

Nel 1983 avviene la metamorfosi che, forse, ha sempre sognato. Vola a Casablanca e si sottopone all’operazione chirurgica con cui cambia anatomicamente sesso e diventa all’anagrafe Maria Gioacchina. Non si arresta il suo desiderio di stupire, scandalizzare, provocare, anche nella seconda parte della vita della new entry Gioacchina. Compare sulla rivista pornografica Supersex, a fianco del pornodivo degli anni 80 Gabriel Pontello.

Alla fine, l’ultimo inaspettato e clamoroso cambiamento: ritiratasi in Puglia, la sua terra d’origine, Gioacchina si avvicina alla religione. Non potendo farsi monaca, chiede di entrare nel convento di Betania come suora laica. Sono anche anni nei quali la mentalità è più libera, di certo meno oppressiva circa le scelte sessuali per cui le sue apparizioni pubbliche, benché pittoresche, non suscitavano più lo stesso clamore degli anni precedenti.

Nella sua vita, anzi nelle sue vite, Giò/Gioacchina Stajano fa sue molteplici tensioni e contraddizioni, quasi che la storia del Paese la attraversi e la plasmi in diverse forme. I suoi travestimenti e i suoi pseudonimi hanno la capacità di svelare anziché mascherare. Le sue metamorfosi, vissute nel profondo del corpo e della carne, sono molto lontane dal trasformismo gattopardesco in cui bisogna che tutto cambi se vogliamo che tutto rimanga com’è.

L’ingresso e la partecipazione agli eventi di FUORI! è libera e gratuita.

Foto, Gianluca Ferrato