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La «Napul’itz» della Andrea Maffei Spritz Band conquista il teatro di S. Giacomo: il mio racconto diverso

6 Dicembre 2022

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La «Napul’itz» della Andrea Maffei Spritz Band conquista il teatro di S. Giacomo: il mio racconto diverso

Giorgio Mezzalira, Marco Gardini, Andrea Maffei, Davide Dalpiaz, Federico Groff, Mirko Giocondo
Mara Da Roit con Giusy Maestretti dei Sudtirolesi del Sud

Un teatro gremito che assieme agli artisti sul palco intona all’unisono… “T’aggio vuluto ben’a te, tu m’e vuluto ben’a mme …”, il melancolico refrain della celeberrima «Reginella». O quello più ritmato di «’O surdato ‘nnammurato»: “Ohi vita, ohi vita mia, ohi core e chistu core…”, accompagnandosi col battimani cadenzato. Pubblico che per due ore se ne sta incollato alle poltrone con un coinvolgimento bello, sano e positivo scritto in volto. 
Può succedere; non è forse così strano. Se ti trovi a Napoli. O perlomeno in Campania. Ma se accade a San Giacomo di Laives, provincia di Bolzano (una novantina di chilometri dal confine con l’Austria), la cosa comincia ad acquisire del sorprendente. 

Eppure una così singolare pagina musicale, in quel del teatro di San Giacomo, è stata scritta veramente. E a farlo ci ha pensato poche sere or sono una delle formazioni veterane del Trentino-Alto Adige: la Andrea Maffei Spritz Band, gruppo da sempre distintosi per il suo repertorio di musica d’autore, di marca cantautorale d’alto livello. E apprezzato altresì per il suo filone parallelo inteso come specifico omaggio al grande Fabrizio de André. 
Poi questo inatteso allargamento a un genere – il repertorio partenopeo sia storico che contemporaneo – che dall’esterno si sarebbe portati forse a inquadrare come musicalmente e culturalmente lontano. Salvo poi scoprire che così lontano non è. 

Tutto nasce dall’amore per la città di Napoli, e per la musica partenopea di conseguenza, da parte di Maffei: che inizia una sua riscoperta del filone cantando in napoletano a beneficio del suo àmbito di amicizie e contatti ‘social’. Poi il coinvolgimento del gruppo, stimolato dalla prospettiva di un concerto napoletano al teatro di San Giacomo ma consapevole di andare incontro a un grandissimo lavoro. Perché da sempre, la Spritz Band, se fa le cose le fa bene. Alla fine il cuore vince, anche perché i musicisti trovano comunanza fra il terreno musicale della band e il filone partenopeo che sarà preso di mira. La musica d’autore come comune denominatore, quindi, nella consapevolezza anche di mettere le mani e appunto il cuore su un repertorio che ha influenzato la musica italiana e internazionale. 
E parte il progetto che sarà poi «Napul’itz» – con il relativo, corposo impegno di testa e di passione. Lavoro affiancato, sul finire, anche da quello organizzativo nostro, come Centro culturale San Giacomo, sostenuti dall’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano e dal Comune di Laives. 
Bene, qui finisce la premessa, anche se non posso dirvi proprio tutto. E inizia il racconto di una serata magica. 

Sabato 3 dicembre. Il pubblico che inizia ad arrivare un’ora prima dell’inizio dello spettacolo lo vedi, lo percepisci: ma hai un milione di cose a cui pensare, non c’è il tempo per realizzare. Forse anche perciò il colpo d’occhio sulla platea gremita, sbucando dalle quinte, ti lascia senza fiato. Pienone delle grandi occasioni; e primo, scrosciante applauso liberatorio (saranno tanti, nel prosieguo, all’indirizzo dei legittimi destinatari ovviamente), applauso che ti dice quante aspettative aleggino nell’aria. Quanta voglia di tuffarsi in quel che sta per accadere. 
Giusto il tempo di sottolineare in apertura, con una punta d’orgoglio, il quarantesimo compleanno della nostra associazione. E il concerto comincia. 

Parte la musica, parte il cantato. Ed ecco che il ‘napoletano da napoletano’ di Maffei diventa linguaggio universale che unisce spettatori di madrelingua italiana di nordica estrazione, spettatori sudtirolesi di madrelingua tedesca (quella parte che non ti aspettavi – ma che belle queste sorprese) e la fetta di pubblico portata a teatro da un senso di appartenenza mai venuto meno rispetto alle proprie radici, e dal piacere di sentire che quella piccola, sana follia (un concerto napoletano a Bolzano) nasceva non solo ma di certo anche per loro: gli altoatesini d’adozione, con origini nel meraviglioso Mezzogiorno d’Italia. E qui va rilevato l’impegno a livello divulgativo, accanto al Centro culturale San Giacomo, dell’intraprendente gruppo dei Sudtirolesi del Sud con la portavoce Giusy Maestretti. Gruppo che, a livello di persone, si riconosce oggi appieno nella sua realtà di vita, e sta sostanzialmente bene nei suoi panni nordici, ma mai perderà il suo sentire interiore e l’amore per la propria terra. Che sia Campania o altro. 

Insomma, un bel crogiolo, a livello di presenze in sala. Un pubblico eterogeneo che istintivamente e dal primo istante fa fronte comune con il palco, interagisce, al punto da creare – non è fantasia, chi c’era lo sa – una sorta di osmosi fra chi è seduto in poltrona e gli stellari artisti sul palco. Coloro i quali, ponendo in essere tutta la loro professionalità affinché il concerto risultasse curato in ogni dettaglio musicale, hanno reso possibile tutto ciò: Marco Gardini e Giorgio Mezzalira alle chitarre, Davide Dalpiaz alle tastiere, Mirko Giocondo al basso, Federico Groff alla batteria, e naturalmente il grande Andrea Maffei, che proprio con il cuore (protagonista sullo sfondo) ha superato i piccoli limiti impostigli dai mali di stagione, così da far arrivare una volta di più la propria voce alla pancia dello spettatore. 

Non sono mancati due ospiti napoletani d.o.c.: Roberto de Roberto e Marco ‘Zelda’ Picone, portati a Bolzano dalle rispettive strade di vita e che hanno arricchito lo spettacolo con due momenti assai particolari per ragioni diverse. De Roberto, medico-cantautore tornato in anni recenti alla sua passione per la musica, si è prodotto in due suoi brani molto intensi, accompagnandosi alla chitarra. Marco ‘Zelda’ Picone – rappista, pianista e musicoterapista – ha portato il suo guizzo leggendo il testo di un brano da lui scritto per l’occasione in napoletano, e interpretando il successivo in stile rap, alla tastiera. Due coloriture azzeccate. 

Tornando alla scaletta musicale messa a punto dalla Spritz Band, bisogna ammettere che è stata catalizzante. Brani della tradizione a piene mani, altri divenuti iconici nel nostro tempo. Il tutto, sposato a personalizzazioni nel solco dell’originale: riletture rispettose, e tali da far conservare alle singole canzoni la propria assoluta identità. Un mélange impreziosito da virtuosismi dei singoli musicisti e geometrie perfette, che hanno di volta in volta esaltato anche le sfumature riferite alla varietà dei brani: dal romantico al brioso, dall’intimistico all’ironico, secondo un invisibile filo narrativo dato dalla marca pienamente partenopea dei testi. E infatti è stato come lasciare idealmente lo spazio fisico del teatro, per sentirsi fra piazza del Plebiscito, Toledo, Lungomare, Vesuvio, Quartieri Spagnoli. 

Parlare di un momento più speciale dell’altro sarebbe arduo. Ma come non dirvi del brivido che ha percorso la platea durante l’esecuzione di “Tammurriata Nera”, in un sentire amplificato dal suono cupo e ritmico della caccavella. O dell’emozione forte regalata dalla struggente “Napul’è”, con la riproduzione di Pino Daniele a occhieggiare sullo sfondo, direttamente dai vicoli di Napoli. O, ancora, della reale difficoltà a trattenerci, noi pubblico, dall’ondeggiare al ritmo di perle d’epoca dalla carica incontenibile quali “Guaglione” o “Tu vuo’ fa’ l’americano”. 

Con un piatto così ricco, non ci sarà a questo punto più altro di cui riferire, penserete. Errore. Ecco ad esempio arrivare a sorpresa, come primo dei due bis, nientemento che un omaggio al grande Totò. Per scoprire un Maffei declamatore che, grazie alla intramontabile ‘Livella’, regala al teatro una lezione di vita. 
Ma poi la parte dell’intrattenimento spicciolo fra un brano e l’altro, non privo di risvolti informativi: con qualche spigolatura sullo storico delle canzoni, o addirittura lo spunto tecnico di Dalpiaz sulla ‘sesta napoletana’. Momenti così ben dosati e integrati nell’insieme, da contribuire a far fluire le due ore senza un attimo di calo d’attenzione. Al contrario, strappando pure più di qualche sorriso, grazie a punteggiature deliziose nei dialoghi tra Maffei, i compagni di palco e il pubblico stesso. 

Continuerei per ore a raccontarvene, di questo incredibile concerto. Ma è davvero tempo di chiudere. E come se non con un plauso immenso all’indirizzo del cast artistico. Ci avete regalato un pieno di emozioni che continua a risuonarci dentro. Ma avete anche dimostrato la contemporaneità di quanto ci avete proposto, nel modo in cui ce lo avete proposto. Grazie, Andrea Maffei Spritz Band, e ad maiora. 

Fotoservizio: Stefano Odorizzi

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