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“Quo vadis?”, la figura di Nerone tra romanzo e storia

14 Agosto 2022

“Quo vadis?”, la figura di Nerone tra romanzo e storia

Sono passati tanti anni, ma il film kolossal Quo vadis? del 1951 diretto dal regista, produttore cinematografico e attore statunitense Mervyn LeRoy morto nel 1987 a Los Angeles, è ancora interessante. Il film è stato distribuito dalla storica compagnia privata di cineproduzione degli Stati Uniti d’America Metro-Goldwyn-Mayer e girato prevalentemente a Roma con attori di fama internazionale come Robert Taylor, Deborah Kerr, Leo Genn e Peter Ustinov. La pellicola ha avuto un successo enorme, ben 8 nomination agli Oskar del 1952, senza tuttavia vincere alcun premio. È degno di nota che in nessun film prima di questo erano stati usati più costumi che in Quo Vadis?, circa 32.000. Uno degli attori nel ruolo di Nerone, Peter Ustinov vinse il Golden Globe come miglior attore non protagonista.
Molti oggi si domanderanno del perché del titolo latino che significa “Dove vai?”. La risposta la troviamo nella parte centrale del film quando San Pietro incontra Gesù Cristo sulla via Appia. Pietro, in fuga dalle persecuzioni di Nerone avrà una visione di Cristo, al quale chiede: “Domine, quo vadis?”, ovvero Signore, dove vai?. Gesù gli risponde, “Eu Romam, iterum crucifigi”, cioè vado a Roma, per essere crocifisso una seconda volta. Come mostrato nel film, Pietro capirà che dovrà tornare a Roma per non sottrarsi alla sua sorte che sarà quella di morire come il suo maestro crocifisso ai piedi del Colle Vaticano, dove oggi si trova la Basilica di San Pietro. Va sottolineato che l’episodio narrato nel film si rifà a fonti tratte dagli apocrifi Atti di Pietro del II secolo d. C..
Quanto raccontato al grande pubblico nel film, si svolge a Roma tra il 64 e il 68 d.C., quando Nerone è imperatore. Il tema trattato è il conflitto tra il Cristianesimo e la corruzione nel governo dell’Impero romano, in particolare nell’ultimo periodo della dinastia giulio-claudia. Naturalmente i personaggi sono rappresentati da un miscuglio di figure e situazioni storiche reali e inventate, come accade spesso nei romanzi e nei film.
Il film, a prescindere da San Pietro, racconta la storia di un comandante militare romano di nome Marco Vinicio, il quale ritornato a Roma dalle guerre si innamora di Licia che è di fede cristiana. Marco si incuriosisce e vorrebbe comprendere meglio questa novità.
La storia d’amore che nasce fra i due si svolge nel più ampio contesto storico del primo Cristianesimo e la sua persecuzione da parte di Nerone. Licia, benché cresciuta in casa di un ex – generale romano, è ostaggio di Roma. Marco, innamorato di lei, chiede a Nerone di riceverne la custodia per i suoi meriti militari e Licia, anche se risentita dopo aver scoperto di essere stata ceduta a Marco continua comunque ad amarlo. Nel frattempo Nerone diventa sempre più violento e ad un certo punto ordina di incendiare Roma, per poi accusare i cristiani per difendersi dall’ira del suo popolo inferocito. Marco, tentando di salvare Licia e la sua famiglia, viene arrestato assieme a loro e condannato ad essere ucciso nell’arena con loro. In carcere incontra Pietro e questi unisce in matrimonio i due giovani. Pietro viene crocifisso a testa in giù dietro sua richiesta. Poppea, la perfida moglie di Nerone, innamorata di Marco ma rifiutata dal soldato romano, intende vendicarsi. Così Licia viene legata ad un palo di legno nell’arena e nell’anfiteatro viene fatto entrare un toro selvaggio. Ursus, l’enorme guardia del corpo di Licia dovrà difenderla a mani nude. Uno spettacolo atroce a cui Marco legato al palco degli spettatori dovrà assistere con l’orrore dei suoi carcerieri presenti alla crudele esibizione. Quando tutto sembra perduto, Marco esclama le parole: “Cristo, dagli forza!” e Ursus riesce a spezzare il collo del toro. La folla impressionata dal coraggio del gigante esorta l’imperatore a risparmiare Marco e Licia, ma Nerone non ne vuole sapere. In quel momento Marco inaspettatamente riesce a spezzare le corde che lo tenevano legato e balza nell’arena, liberando Licia con l’aiuto dei suoi soldati fedeli. Determinato a destituire l’imperatore annuncia l’arrivo del generale Galba in marcia su Roma intenzionato a sostituire il tiranno Nerone. E così i romani si convincono che è stato proprio Nerone e non i cristiani ad incendiare Roma e si ribellano. L’imperatore terrorizzato fugge al suo palazzo dove strangola la moglie Poppea perché convinto che lei lo avesse consigliato male. In preda alla follia e senza via di scampo trova Atte, una schiava cristiana di corte che anche in passato lo aveva amato senza essere ricambiata e che lo implora di suicidarsi prima che lo facciano i romani. Nerone però non ha il coraggio e così Atte gli pianta un pugnale nel petto. Finalmente Marco e Licia sono liberi di vivere felici.
Un film senz’altro romanzato, ma ricco di una scenografia brillante, come raramente si vedeva allora sul grande schermo. Senza prendere ogni dettaglio alla lettera consiglio a tutti di rivederlo, magari come spunto per approfondire la storia di Roma e del Cristianesimo.

 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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