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Putin passerà, Čajkovskij, Dostoevskij e Tolstoj restano

13 Agosto 2022

Putin passerà, Čajkovskij, Dostoevskij e Tolstoj restano

Un tempo quando pensavamo alla Russia ci veniva in mente la grande musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij o la narrativa dei celebri scrittori come Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj e Aleksandr Puškin. I tempi purtroppo cambiano e oggi quando pensiamo alla Russia inevitabilmente ci viene in mente Vladimir Vladimirovič Putin e la sua autocrazia. Ciò però non deve distoglierci da ciò che la Russia è stata e ancora continua ad essere, la culla di una cultura straordinaria che in Italia per nessuna ragione dovremmo rinnegare. In questo particolare momento storico vediamo la Russia con sospetto, in particolare a causa delle vicende politiche e l’informazione non sempre obiettiva e volta a dare immagini di parte interessate oltre l’aspetto prettamente politico. Mai come ora sarebbe una perdita inimmaginabile per noi rinunciare alla musica dei grandi compositori russi, come quella del grande Čajkovskij.
Pëtr Il’ič Čajkovskij nasce a Kamsko-Votkinsk, una città industriale della Russia europea centro-orientale, situata nella Repubblica Autonoma dell’Udmurtia a breve distanza dal fiume Kama e dal bacino artificiale omonimo e a mille km a nord-est di Mosca. Presto inizia gli studi musicali sotto la guida della madre, una buona pianista dilettante. Per volontà del padre intraprende gli studi di diritto. Nel 1861, dopo aver abbandonato l’impiego presso il ministero della giustizia, s’iscrive ai corsi della Società Musicale Russa, dove studia con A. G. Rubinstein. Per mantenersi impartisce lezioni private fino al 1866 e dopo il diploma assume la cattedra di armonia presso il conservatorio di Mosca appena fondato. Nel 1877 grazie al sostegno economico di un’ammiratrice abbandona l’insegnamento per dedicarsi alla composizione. In quel periodo si sposa con una giovane alunna del conservatorio. Un’unione che si spezza poco dopo. In seguito ad un tentativo di suicidio Čajkovskij trascorre molto tempo all’estero, fra l’altro anche in Italia, dedicandosi anche alla direzione d’orchestra. La musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij ha subito varie influenze, tanto che le sue composizioni giovanili sono molto diverse rispetto a quelle dell’età matura. Il clima musicale che influenzerà il giovane Čajkovskij è dominato da compositori come Michail Ivanovič Glinka, Aleksander Sergeevič Dargomyžskij e Milij Alekseevič Balakirev. Fino al 1874 Čajkovskij utilizza abbondantemente melodie popolari russe e ucraine e temi della storia e della letteratura russa. Proprio in quegli anni compone l’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta, in cui si riconosce chiaramente il suo impegno nazionale. Un’opera che i critici considerano il suo primo capolavoro.
Successivamente Čajkovskij, che cerca una mediazione fra il gusto occidentale e l’ispirazione popolare russa, restando comunque fedele ad un concetto di bellezza musicale universale, entra in contrasto con altri compositori del suo tempo, come Modest Petrovič Musorgskij, appartenente al gruppo dei Cinque, un gruppetto di compositori classici non professionisti capeggiati da Milij Alekseevič Balakirev che, a partire dal 1860 circa, diedero origine a San Pietroburgo a un filone musicale tipicamente russo, sganciato quanto più possibile dalla tradizione musicale dell’Occidente europeo e quindi dalle sue convenzioni accademiche. Musorgskij considera Čajkovskij il tipico esponente del cosmopolitismo musicale moscovita, aristocratico e salottiero. Negli anni 1874-76 Čajkovskij inizia ad allontanarsi dall’uso di temi popolari. In quegli anni compone alcuni dei suoi lavori più noti, il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 23 del 1874-75, il balletto Il lago dei cigni, rappresentato a Mosca nel 1877 con esiti negativi, la Sinfonia n. 3 op. 29 nel 1875, la fantasia sinfonica Francesca da Rimini (da Dante) nel 1876 e il Secondo e il Terzo quartetto per archi (op. 22, 1874; op. 30) nello stesso anno.
Fortunatamente la riedizione postuma del balletto Il lago dei cigni per opera di Marius Petipa nel 1895 fu accolta con grande ammirazione.
Segnato da una profonda crisi esistenziale negli anni 1877-78 Čajkovskij compone la Sinfonia n. 4 op. 36, il Concerto per violino e orchestra op. 35 e l’opera teatrale Eugenio Onegin, tratta dall’omonimo romanzo in versi di Aleksandr Sergeevič Puškin. Successivamente compone la Grande sonata per pianoforte op. 37, il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 44, il Trio con pianoforte op. 50 nel 1882 e le opere La pulzella d’Orléans, tratta da Friedrich Schiller nel 1881, e Mazeppa, tratta da Puškin nel 1885, oltre ad altre composizioni per orchestra e per pianoforte. Nello stesso anno compone Manfred, sinfonia in 4 quadri basata sull’omonimo dramma in versi di George Gordon Byron. Nel 1888 compone la Sinfonia n. 5 op. 64 e nel 1893 la celebre Sinfonia n. 6 op. 74 “Patetica”. In quegli anni compone anche altri dei suoi indimenticabili capolavori, come La dama di picche, un’opera in tre atti e sette scene, Lo schiaccianoci, l’opera in un atto Jolanta, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra op. 75, le musiche di scena per Amleto di W. Shakespeare, la ballata sinfonica Il voivoda tratta da Adam Bernard Mickiewicz e il sestetto per archi Souvenir de Florence.
Dopo i grandi successi in Europa nel 1891 compie un viaggio negli Stati Uniti. Muore nel 1893 a San Pietroburgo probabilmente a causa di un’epidemia di colera. Non esistono fonti certe sulla morte del grande compositore.

Giornalista pubblicista, scrittore.
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