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LESS IS MORE, presentazione del libro al Kurhaus di Merano mercoledì 11 maggio

8 Maggio 2022

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LESS IS MORE, presentazione del libro al Kurhaus di Merano mercoledì 11 maggio

 

Presentazione presso il  Kurhaus, Rotonda di Merano mercoledì 11 maggio 2022, alle ore 18.30. 
Da sempre La Fabbrica del Tempo ha nel Novecento altoatesino/sudtirolese uno dei principali focus del proprio agire: l’indagine della sua storia, le vicende delle comunità e delle persone, la necessità di costruire e animare luoghi di memoria e di riflessione.  Dopo precedenti lavori sul Novecento architettonico a livello europeo e bolzanino, il nuovo volume “Less is more” volge la propria attenzione sulla Merano tra le due guerre mondiali. Il libro inquadra quella fase storica, con particolare attenzione all’architettura coeva e alla specifica situazione cittadina, al periodo della dittatura fascista, presentando a seguire edifici pubblici e religiosi, esempi di edilizia sportiva e privata, il caso di Sinigo e indagini su aspetti di pittura e letteratura nella Merano dell’epoca. Il volume è dedicato alla memoria di Carlo Azzolini, che con tanta passione aveva seguito questo progetto, da lui curato assieme a Rosanna Pruccoli e Alexander Zoeggeler, con il coordinamento del presidente del sodalizio, Tiziano Rosani. L’opera è frutto di numerose ricerche d’archivio e offre al lettore molte informazioni inedite, ponendo in luce che una conoscenza più articolata e completa di quelle vicende e di quelle architetture è fondamentale per una loro corretta valutazione e a misure concrete di salvaguardia, anche e soprattutto nell’interesse delle generazioni che verranno.

Sono queste anche le finalità istituzionali di ATRIUM (Architecture of Totalitarian Regimes of the 20th Century in Europe’s Urban Memory), nel cui metodo di lavoro pienamente si riconosce La Fabbrica del Tempo, e con cui l’associazione ha collaborato nella stesura del libro. Numerosi e molteplici segnali d’incoraggiamento hanno palesato che larga parte della popolazione è ormai matura per comprendere e fare propria una corretta e lungimirante contestualizzazione dell’architettura sorta anche in questa terra tra le due guerre, ponendo in piena luce ogni aspetto  e problematica.

Il libro della Fabbrica del Tempo è un articolato mosaico ricco di testi di esperti che con le loro ricerche e i loro saggi hanno contribuito a costruire un’immagine ampia delle architetture del Moderno sorte in città tra 1920 e 1940. Affinché questa pubblicazione potesse diventare una azione corale della città e del territorio, La Fabbrica del Tempo ha invitato a collaborare molti studiosi, che hanno dato vita a saggi e schede principalmente in italiano e tedesco, con abstract in inglese. Tre i curatori: Alexander Zoeggeler, Rosanna Pruccoli e il prematuramente scomparso Carlo Azzolini. Il libro, di ben 328 pagine, è suddiviso in otto sezioni composte di saggi e schede, con un ampio corredo fotografico.

Dopo l’introduzione del presidente della Fabbrica del Tempo e quella dei tre curatori, prende vita la prima sezione intitolata “Architettura tra Italia ed Europa” nella quale trova posto il testo in lingua inglese del professor Patrick Leech che illustra cosa sia la “rotta” che attraversa l’Europa tutta e che, promossa dal Consiglio d’Europa, è conosciuta con l’acronimo ATRIUM e alla quale appartiene anche Merano: con atto di grande spessore, la città ha infatti deciso di unirsi alcuni anni fa a questo progetto europeo con il chiaro intento di indagare e contestualizzare l’esistente architettura risalente al periodo in oggetto. Segue il saggio del Professor Ulisse Tramonti, docente di architettura all’Università di Firenze, che, con dovizia di esempi, indaga il tema della “architettura dissonante” e di come essa rappresenti un patrimonio da contestualizzare, salvaguardare, conservare. A seguire il testo dell’architetto bolzanino Alexander Zoeggeler che offre una panoramica su quello che fu lo sviluppo del “Moderno” in Europa. Nel saggio se ne descrive le origini, all’inizio del XX secolo, narrando lo sviluppo di uno stile architettonico che, durante la crisi economica del dopoguerra e con la scoperta di nuovi materiali come il cemento armato, il vetro e l’acciaio, rivoluzionò la storia dell’architettura dai Paesi Bassi alla Russia: uno stile che prevalse come protesta contro i formalismi dei neo-stili precedenti.

La seconda sezione va sotto il titolo “Storia e letteratura” e intende creare l’ambientazione storico-culturale nella quale furono erette tanto le architetture pubbliche che quelle private. La sezione esordisce con un saggio dello storico Josef Prackwieser che, con un titolo intrigante, ci conduce nella Merano del turismo e del periodo fascista, con le sue contraddizioni, mentre in parallelo l’ampio saggio di Francesco Rosani apre variegate e spesso inedite prospettive sulla storia cittadina di quel complesso periodo. Grazie al particolarissimo saggio di Patrick Rina è possibile addentrarsi nella mentalità del tempo, sfogliare i libri di letteratura che in quegli anni videro la luce e comprendere il clima culturale dell’epoca. Tra gli anni Venti e Trenta si sviluppò un’idealizzazione della Heimat e del passato anche quale reazione alle politiche di italianizzazione.

La terza sezione, intitolata “Merano 1920 -1940”, presenta due saggi dei due architetti bolzanini da svariati decenni hanno indagato questa tematica: Carlo Azzolini illustra infatti gli edifici costruiti in riva al Passirio fra le due guerre passando in rassegna quelli pubblici, di lavoro e industria e gli impianti sportivi: il suo “Architettura a Merano tra le due guerre” è un contributo determinante per comprendere la storia dell’architettura di Merano nel periodo considerato, un passaggio traumatico tra la cultura storicistica e quella del Moderno che era sorta nelle scuole di architettura e possedeva un linguaggio totalmente innovativo, rappresentato da forme geometriche semplici e dai nuovi materiali prodotti dall’industria. Il saggio di Oswald Zoeggeler “Quanto è fascista l’architettura moderna di Merano?” indaga il linguaggio dell’architettura come strumento di espressione, di rappresentazione del potere nell’architettura e della affinità spirituale di tre importanti attori nel campo dell’architettura: Friedrich Ohmann, Clemens Holzmeister ed Ettore Sottsass.

Accanto all’architettura, alla storia e alla letteratura non può mancare la pittura. Un’intera sezione indaga questo affascinante aspetto grazie ai testi di tre storiche dell’arte. Albert Stolz e la sua opera ad affresco nella cappella cimiteriale sono il soggetto del saggio di Eva Gratl. Gli affreschi interni e gli stiacciati esterni del Municipio di Merano sono il tema trattato da Rosanna Pruccoli. Rudolf Stolz nella parrocchiale di Maia Bassa e il suo affresco di Villa Diessbacher vengono approfonditi nella trattazione di Paola Bassetti.

Nella quinta sezione, nell’ambito della edilizia pubblica e religiosa, Alexander Zoeggeler interviene sul Municipio di Merano e sulla parrocchiale di San Vigilio a Maia Bassa, mentre Carlo Azzolini descrive la Casa del Balilla, il Padiglione dei concerti, la Casa del Fascio e Villa Acqui. Nella successiva sezione quattro ulteriori trattazioni di quest’ultimo sono dedicate agli edifici per lo sport, fiore all’occhiello del regime, dando vita alla sesta sezione.

Ampio spazio nella sezione successiva al tema delle ville e dell’edilizia privata. Di Villa Panfili, dell’Hotel Nido, dell’Atelier Klöckner, di Villa Campenhausen, delle case Cainelli, Gritsch e Delugan, del complesso di via Alfieri con Villa Rina, Casa  Apolonio-Segalla scrive Wanda Birke, ponendo in luce informazioni significative e ponendo attenzione su questi ambiti edilizia spesso trascurati. La storia di villa Maranatha e della sua proprietaria viene narrata da Veronika Rieder. La biografia dell’impresario di Eleonora Duse e del medico Diessbacher spiccano nelle schede dedicate alle loro ville nelle due trattazioni di Rosanna Pruccoli.

L’indagine proposta da La Fabbrica del Tempo prosegue con il contributo di Carlo Azzolini sullo Stabilimento Ammoniaca e Derivati – Montecatini e il Borgo Vittoria a Sinigo, mentre, per spiegare chi furono gli architetti che, provenienti soprattutto dalle altre città italiane, giunsero in provincia con i loro progetti e planimetrie, Sara Alberti ha infine creato brevi ed interessanti biografie di contestualizzazione.

Casa Rina/c-Maurizio Tiglieri

Foto, Bar Futurista al grand Hotel Bristol di Merano, b.n. ; 130 x 170 mm, roproduzione del salone dell’Hotel Bristol di Merano decorato da Fortunato Depero

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