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ESCLUSIVO. La guerra e il mercato delle armi raccontati dal professor Maurizio Simoncelli

5 Maggio 2022

ESCLUSIVO. La guerra e il mercato delle armi raccontati dal professor Maurizio Simoncelli

“La cosa migliore sarebbe prevenire le guerre, in particolare quando da anni si percepisce un’aria difficile ma senza che si sia mai intervenuti. E non mi riferisco soltanto al Donbass”. Così si esprime il professor Maurizio Simoncelli, vicepresidente e cofondatore dell’Istituto Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD). Storico, esperto di geopolitica e di industria militare, dal 2002 è docente presso il Master “Nuovi orizzonti di cooperazione e diritto internazionale” della FOCSIV/Pontificia Università Lateranense. Direttore del mensile online “IRIAD Review”, è anche editorialista del mensile “Città Nuova”.

Professore, innanzitutto: in quale fase del conflitto ci troviamo?
“Siamo entrati, a mio avviso, in una fase decisamente preoccupante. La Russia intende dare una spallata più forte per conquistare altri territori dell’Ucraina. Ci auguriamo che il conflitto non si espanda al di fuori dei suoi confini. Sicuramente certe dichiarazioni propagandistiche, tipo quelle di un eventuale attacco a Londra, non aiutano a rasserenare gli animi”.

Gli Usa hanno stanziato 33 miliardi di dollari per l’Ucraina, di cui 20,4 in assistenza militare. Qualcuno sostiene che per avere la pace si debba fare la guerra. Qual è il Suo parere?
“La cosa migliore sarebbe prevenire le guerre, in particolare quando da anni si percepisce un’aria difficile ma senza che si sia mai intervenuti. Non mi riferisco soltanto al Donbass. Già nel 2009 il nostro Istituto ha affrontato la tematica in una pubblicazione. Oggi, purtroppo, la situazione è giunta ad un punto tale da rendere molto difficile pervenire a una soluzione pacifica del conflitto”.

Qual è il ruolo dell’Italia in questa guerra? Quali armi avrebbe inviato all’Ucraina? La lista è stata secretata…
“Sì, la lista è stata secretata, perciò non ci è dato conoscere con certezza la tipologia di armi inviate dall’Italia all’Ucraina. Si è parlato di mitragliatrici, missili anticarro, elmetti, giubbotti antiproiettile, forse munizioni. Sottolineo che l’industria italiana degli armamenti è tra le prime dieci al mondo”.

Parliamo del mercato delle armi, a livello globale: quanti profitti genera? Chi ha interesse a fare la guerra?
“Si tratta di un mercato enorme, sostenuto da grandissimi interessi. La spesa militare è in continua crescita dagli anni ‘98/’99: oggi ammonta a 2.113 miliardi di dollari. I big del settore sono gli Usa, la cui spesa è un terzo di quella complessiva. Al secondo posto c’è la Cina, con 270 miliardi. L’Unione Europea si colloca terza, con 255 miliardi circa. Tuttavia quella europea è una realtà particolare…”.

Perché?
“La spesa militare dell’Unione Europea è frammentata tra i diversi Stati e per questo assolutamente improduttiva. Si tratta di un incredibile spreco di denaro pubblico: ogni Paese dispone spesso di mezzi e armamenti propri, diversi gli uni dagli altri, e spesso segue politiche estere e di difese differenti, con il risultato di contare assai poco sulla scena internazionale”.

Qualcuno accennava alla necessità di istituire un esercito europeo…
“A quale scopo? Sommando le varie forze armate arriveremmo a un milione e seicentomila uomini. Ciò che preoccupa, come ho detto in precedenza, è la frammentazione della spesa militare e delle relative politiche”.

L’export di armi è in continua crescita.
“Il commercio di armamenti non si ferma. Nell’ultimo biennio la media annuale degli acquisti dei maggiori sistemi d’arma (mezzi corazzati, navi, velivoli ecc.) è sui 24 miliardi di dollari. A ciò si aggiunge il mercato delle armi piccole e leggere con relative munizioni. Durante la metà dello scorso decennio gli Usa avevano ridotto leggermente la spesa, per poi aumentarla nuovamente nell’ultimo biennio. Ciò che emerge, quindi, è il fatto che, nonostante la pandemia, il mercato delle armi non ha subito battute d’arresto”.

Torniamo al conflitto in Ucraina. Facciamo chiarezza sulla brigata Azov: da chi è composta?
“Faccio una premessa: in Ucraina la situazione è molto complessa, in quanto sono presenti formazioni regolari e non. Adesso è stata offerta la possibilità di arruolarsi anche ai civili. La brigata Azov è stata additata come una formazione vicina all’estrema destra. La presenza delle formazioni irregolari è inquietante perché, quando la guerra finalmente finirà, ognuna di esse rivendicherà un proprio ruolo. Si legge, inoltre, che in Africa vogliano assoldare eserciti di mercenari, con il rischio concreto che le armi possano essere trafugate e finire nelle mani di altre formazioni irregolari. Le vie delle armi, come quelle del Signore, sono infinite. Dopo Gheddafi, ad esempio, le armi piccole e leggere hanno iniziato a circolare allegramente: partivano dall’Europa, arrivavano in Africa e poi tornavano indietro. Vogliamo parlare della Siria? Che fine hanno fatto le armi date ai Curdi?”.

Papa Francesco, in un’intervista al Corriere, ha dichiarato che “Forse l’abbaiare della Nato alle porte della Russia ha indotto il Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata sì”. Condivide le parole del Pontefice?
“Papa Francesco è l’unica autorità a livello mondiale ad avere sollevato il problema delle responsabilità, che vanno equamente ripartite. Oggi chi sostiene questa teoria viene tacciato come filo-putiniano, sebbene non lo sia. La Nato ha commesso degli errori, ma la reazione della Russia, di fronte al rischio di un ampliamento della stessa Nato, è stata sicuramente sproporzionata e ingiustificata. Tuttavia tutti sapevano chi è Putin: bisognava agire in modo più saggio. L’attacco russo potrebbe portare a un ulteriore allargamento della Nato, in quanto alcuni Paesi hanno già chiesto di potervi entrare. Il pericolo è quello di spingere la Russia nelle braccia della Cina, antagonista degli Usa”.

È una questione tra super potenze…
“Si rischia una guerra che vede Russia e Cina da una parte e Usa e alleati dall’altra. Bisognava trovare un accordo prima dell’esplosione del conflitto, invece c’era la corsa agli armamenti”.

La crisi ha quindi origini molto antiche?
“Nel ’98 la spesa militare ammontava a 1075 miliardi di dollari; dieci anni dopo è arrivata a 1644. Nel 2021 ha raggiunto 2113 miliardi. La crescita è stata continua, anno dopo anno: è evidente che si stesse preparando qualcosa da tantissimo tempo”.

Le dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri russo, Lavrov, sulla teoria delle origini ebraiche di Hitler hanno scatenato un putiferio. Israele ha addirittura convocato l’ambasciatore russo a Tel Aviv. Ritiene possano esserci ulteriori, gravi ripercussioni?
“Siamo nell’ambito della propaganda di guerra. Alla teoria del sangue ebraico non ho mai creduto: si tratta di un’uscita infausta e infelice. Lo stesso presidente ucraino Zelensky, comunque, aveva tirato in ballo l’Olocausto, riferendosi ai massacri dei civili, suscitando l’indignazione di Israele. Ai miei studenti ripeto sempre che nelle guerre contemporanee mediamente circa l’80% dei morti, in guerra, è composto dai civili”.

Le sanzioni non stanno causando problemi solo alla Russia. Si rischia un effetto boomerang: è concreto il pericolo dei razionamenti?
“Il pericolo sussiste, in quanto le sanzioni colpiscono tanto chi le commina, quanto chi le subisce. L’intelligenza e la lungimiranza dei governanti sarebbe stata quella di prevenire sia il conflitto, sia la dipendenza dal gas russo, che nel caso dell’Italia è di circa il 40%. Non possiamo oggi fare a meno di questo gas”.

I media danno risalto solo al conflitto in Ucraina: quante guerre sono tuttora in corso, nel mondo?
“Ce ne sono di varie intensità. Secondo alcuni esperti una guerra si considera tale solo se causa almeno mille morti in un anno. In realtà sono presenti una sessantina di conflitti, di cui i più gravi dei quali ammontano a una trentina. Purtroppo, in Italia l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della politica estera e delle questioni internazionali in generale è molto bassa. Non essendoci una certa sensibilità nell’approfondire queste tematiche, manca pure l’interesse delle forze politiche, a cui invece importa aumentare il consenso. È un circolo vizioso, per cui i fatti non si tramutano in notizie. Inoltre i corrispondenti dall’estero sono pochi e spesso le informazioni sui conflitti vengono male interpretate dai giornalisti. Ad esempio, i conflitti in Africa vengono considerati “tribali”: cosa significa? Il problema è invece capire qual è la causa del conflitto. L’interesse si accende improvvisamente quando si scopre che il nostro ambasciatore è stato assassinato in Congo”.

Da 1 a 10: quante probabilità ci sono che il conflitto in Ucraina degeneri con il ricorso all’atomica?
“Basta poco, è sufficiente un errore: giorni fa un missile lanciato su Kiev è finito a un passo dal confine con la Polonia. Se l’escalation dovesse proseguire, il rischio è elevato ed è sicuramente superiore rispetto a quello presente ai tempi della guerra fredda, periodo in cui operavano pienamente i trattati e i negoziati. La tecnologia odierna è tale da consentire l’utilizzo di “armi di teatro”, di missili a breve gittata con ridotta emissione di radiazioni: in pratica assisteremmo, nel cuore dell’Europa, a una guerra a metà strada tra quella tradizionale e quella atomica. Se non ci si fermerà nemmeno qui, il prossimo passo sarà la guerra nucleare globale”.

Foto, Maurizio Simoncelli/c-IRIAD

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