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ESCLUSIVO. Nella mente degli Italiani: a tu per tu con lo psicoanalista Emilio Mordini

26 Aprile 2022

ESCLUSIVO. Nella mente degli Italiani: a tu per tu con lo psicoanalista Emilio Mordini

“L’accettazione del Pass, da parte dell’Italiano medio, comincia da lontano e risponde all’esigenza di soddisfare la sua necessità di essere schiavo”. Il fenomeno non si spiega soltanto chiamando in causa l’abitudine o ricordando la tecnica della “rana bollita”: nel corso degli anni la maggioranza degli Italiani è stata addomesticata all’obbedienza, a tal punto da desiderare la schiavitù. Interrogandoci sulla situazione, abbiamo intrapreso un viaggio nella mente dei cittadini del Bel Paese con il professor Emilio Mordini. Medico psicoanalista (è specializzato sia in psicoterapia, sia in malattie dell’apparato digerente) e laureato in filosofia, il docente ha insegnato bioetica dal 1994 al 2003 presso la IIª Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Tra i suoi numerosissimi incarichi vanno menzionati quelli di membro e segretario scientifico della Commissione di Bioetica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), di membro della Commissione di Bioetica dell’Ordine dei Medici di Roma, di tesoriere e segretario generale dell’Associazione Europea dei Centri di Etica Medica (EACME), di membro del Comitato Etico e di docente nei corsi di etica della Società Italiana di Psichiatria (SIP). Dal 2002 al 2013 il professor Mordini ha diretto il Centro per la Scienza, la Società e la Cittadinanza (CSSC) di Roma, per conto del quale ha partecipato come principale investigatore o coordinatore a più di 30 progetti di ricerca internazionali promossi dalla Commissione Europea. Attualmente è research fellow dell’Health and Risk Communication Center dell’Università di Haifa, in Israele, direttore scientifico di NORIA (associazione culturale da lui fondata) e socio di varie società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Psichiatria (SIP) e l’Association for the Advancement of Philosophy and Psychiatry (APP). Autore di oltre centoventi articoli e monografie su riviste scientifiche internazionali, si occupa principalmente dell’investigazione della nozione di inconscio sociale e del modo in cui l’immaginario collettivo influenza e condiziona i processi di comunicazione in ambito medico e tecnologico.
 
Professore, tra pochi giorni il Green Pass verrà “sospeso”, ma non eliminato. Il Presidente Draghi, “greenpassato” ma tuttora positivo e quindi in isolamento, lo presentò come uno strumento di “garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”. Nonostante qualcuno si ostini a sostenere il contrario, l’inutilità del Pass sotto il profilo sanitario è acclarata. Ritiene che gli Italiani abbiano imparato la lezione oppure che si stiano abituando a considerare il lasciapassare necessario per vivere?
 
“Faccio una premessa: non credo esista un criterio assoluto di libertà. Domandiamoci: cosa vuol dire essere liberi? La libertà è funzione di ciò che noi desideriamo. Cioè, noi ci sentiamo liberi in quanto possiamo fare o dire o pensare o ottenere qualcosa che desideriamo. Se io nemmeno penso a “X”, non mi importa di potere o non potere farlo. Allora prima della libertà viene il desiderio. Se io sono condizionato a desiderare alcune cose invece che altre, io avrò l’impressione di essere libero ma in realtà la mia libertà sarà stata controllata dagli altri sin dall’origine. Può esistere una libertà assoluta, senza condizionamenti? Io penso di no, la libertà umana nasce sempre da condizionamenti. Tuttavia, se i condizionamenti sono sufficientemente numerosi e tra loro contrastanti, proprio in questo gioco di condizionamenti multipli, in questo caleidoscopio di condizionamenti, l’uomo riesce a trovare una qualche forma di libertà. Quello che è successo negli ultimi decenni, direi almeno dalla metà del secolo scorso, è stato un progressivo ridursi della molteplicità dei condizionamenti e, sempre di più, l’unico condizionamento che ha controllato i nostri desideri è stato quello economico, quello del mercato. Così nostra libertà è stata coartata ben prima dell’introduzione del Green Pass, la maggior parte delle persone (sottolineo: non tutte) era già pronta nella sua mente a obbedire perché era quello che desiderava: paradossalmente potremmo dire che la loro libertà si poteva realizzare soltanto nell’obbedire. Non è solo una questione di abitudine o di tecnica della “rana bollita”: il cittadino che oggi accetta il Pass è stato “costruito” nel corso degli anni, attraverso il suo desiderio di essere schiavo del mercato. Pochi hanno compreso il discorso di Pasolini sul ’68. Il fenomeno dell’omologazione di massa non riguardava il presente ma il futuro: Pasolini parlava di noi”.
 
Pur non sottovalutando la pericolosità del virus, negli ultimi due anni abbiamo assistito a un bombardamento di notizie, spesso false e contraddittorie, oltre a un terrorismo mediatico senza precedenti. Governare attraverso la paura e la confusione è funzionale al potere: fino a che punto e fino a quando l’operazione raggiunge lo scopo di addormentare la ragione?
 
“Per comprendere il ruolo della paura nel governo della società moderna, resta fondamentale un’osservazione fatta da un autore francese del 1800, Tocqueville, che, studiando la giovane democrazia americana, notò che si era verificato un cambiamento epocale nel modo in cui il potere usava la paura per governare i sudditi. Nel passato, il potere governava incutendo paura ai sudditi (si pensi al mito di Gige ne La Repubblica di Platone): le persone obbedivano ai governanti perché li temevano. Al contrario, nelle democrazie moderne si obbedisce al potere perché il potere ci assicura protezione contro i pericoli. Il messaggio che ci viene dato da chi governa è: il mondo è pieno di rischi e noi ti proteggiamo. Ovviamente questo comporta che i governi per legittimarsi devono esaltare, se non addirittura creare, i rischi che incombono. Un governo oggi è legittimato in quanto dona sicurezza (economica, sociale, sanitaria, civile, militare, ecc.): i governi hanno quindi la necessità di avere cittadini perennemente spaventati, proprio per trovare giustificazione della loro esistenza. Un governo dice: io ti tasso, ti obbligo a metterti la mascherina e a vaccinarti, ti obbligo a rispettare un’infinità di leggi spesso insensate, mi arrogo il diritto di utilizzare la violenza contro di te in alcuni casi, ti posso persino mandare in guerra se voglio, ma – in cambio – ti garantisco la sicurezza contro la povertà, la disoccupazione, la malattia, l’invasione di eserciti nemici, la criminalità, ecc. Certo che se tutti questi rischi non sono veri o, comunque, sono meno gravi di quanto ci siano raccontati, tutte le prepotenze fatte da un governo diventano difficili da giustificare e accettare”.
 
Chi non si è allineato alla narrazione dominante, ponendo semplicemente dubbi e domande, è stato considerato alla stregua di un traditore, di un nemico da distruggere. Ai non vaccinati e ai No Pass sono state inflitte punizioni e torture psicologiche di inaudita gravità. I bambini non vaccinati, poi, sono stati esclusi dalla vita sociale ed è stato negato loro persino lo sport: quando e se potranno rimarginarsi queste ferite?
 
“Tutto dipenderà dal tempo in cui durerà la pressione sociale e psicologica della pandemia. La struttura che si sta delineando sotto i nostri occhi richiede, comunque, la costruzione di un nemico interno. Non esiste più una forma di legame comunitario tra i cittadini. Ormai non c’è più un senso di appartenenza politica o religiosa o culturale qualsivoglia. Non ci sono neppure gli atei (anche l’ateismo, come la religione, costruiva legami tra le persone) ma solo persone agnostiche, che non si pongono proprio il problema religioso. Persino l’appartenenza alle squadre di calcio o gli scontri campanilistici non creano più legami saldi tra le persone. Come si costruisce, quindi, una qualche forma di comunità? Attraverso l’identificazione di un nemico: va identificata una minoranza che consentirà alla maggioranza di compattarsi attorno l’odio per il nemico. Temo proprio che d’ora in avanti ci sarà sempre una campagna contro qualcuno proprio per permettere la costruzione di una qualche forma di comunità che non siano solo le pseudo-comunità dei social media come Facebook”.
 
Come quella contro i Russi, ad esempio?
 
“Esattamente. Ci saranno campagne di odio di vario tipo che serviranno a tenere uniti tra loro -per così dire – i cittadini”.
 
Sessant’anni fa le femministe urlavano: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Ora invece sussiste il paradosso per cui senza vaccino e/o Pass non si è più padroni del proprio corpo, né liberi di bere un caffè. Come si può improvvisamente cancellare l’acquisizione di diritti inderogabili, legati alla persona e alla sua dignità, ovvero concetti che erano imprescindibili, fra l’altro, per la Sinistra progressista?
 
“Sono proprio le persone di quella generazione che inventò questi slogan che ci hanno condotto fino alla campagne di odio contro i no-vax e contro i filo-russi (così come sono stati chiamati i nemici di oggi). Già in quegli slogan era presente l’inganno: innanzitutto perché non esiste il corpo, ma “esisto io”. Nessuno può ritenere di possedere il proprio corpo: è una stupidaggine logica, io sono tutto io, non c’è un soggetto che possiede il suo corpo. In secondo luogo, noi non siamo mai di noi stessi, ma siamo il risultato di un incrocio di vite: gli esseri umani vivono in una rete di relazioni, di odii, di amori, di affetti, di bisogni. Certo, esiste l’autodeterminazione, ma anche in questo caso c’è l’inganno, perché tale diritto presuppone una libertà teorica. Noi coltiviamo l’illusione di poter comunque decidere, questa illusione è importante e va difesa purché ci si ricordi sempre che è un’illusione. La libertà può mai essere assoluta? L’ho spiegato prima: no, è sempre condizionata. Il condizionamento, però, non è male in sé (dato che è inevitabile) purché non diventi totalitarismo. Se il condizionamento è una sfida al desiderio individuale può, addirittura, essere un impulso formidabile verso la creatività e la libertà. Pensiamo, ad esempio, alla Controriforma: quali sono le rappresentazioni più sensuali e sessuali prodotte dall’arte dell’Occidente, dal Medioevo ad oggi? Sono quelle presenti nella Controriforma: proprio nel momento in cui gli artisti erano apparentemente più controllati dal potere ecclesiastico, l’arte nelle chiese esplode in una fantasmagoria di sensualità e carnalità. Il politically correct può rivelarsi, paradossalmente, più liberticida rispetto a ciò che è consentito durante un regime”.
 
La campagna vaccinale, con il pretesto della lotta al virus, ha affossato persino i principi fondanti della carità cristiana. Nei centri di accoglienza e nelle mense per gli indigenti era difficile accedere senza Green Pass: un po’ come accaduto a Gesù Bambino, costretto a nascere in una grotta. La Chiesa ha infine emarginato e preso le distanze dai non vaccinati: è nata una nuova religione? Dalla fede in Dio a quella nello scientismo?
 
“Giorgio Agamben dice che esistevano in Occidente tre religioni: quella dell’economia; quella cristiana; e quella della scienza. La religione della scienza – sostiene Agamben – ha sconfitto le altre due, diventando l’unica religione in cui la gente crede. Non c’è dubbio che da parecchio tempo, nonostante i tentativi di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger, la Chiesa Cattolica (anche attraverso le sue varie agenzie che si occupano di temi sociali) sia diventata un’istituzione che parla quasi solo di moralità e politiche sociali. Quale dovrebbe essere, invece, il ruolo della religione? Stabilire un rapporto tra l’uomo e il trascendente. Esistono due forme per trasmettere il mistero: l’arte e la religione ed entrambe parlano di ciò che non può essere detto. In fondo, è ciò che già sosteneva Wittgenstein: l’indicibile esiste, ma non può essere espresso da un discorso razionale. Nel momento in cui la religione si occupa soltanto di temi etici e sociali, perde la sua funzione, cioè la sua sacralità, e allora non si capisce perché le persone non dovrebbero preferire la scienza che almeno è più concreta e praticamente efficace della religione”.
 
Il Green Pass si basa su un codice QR: la tecnologia arriverà a controllare i comportamenti umani? Con quali rischi?
 
“Non mi preoccupa l’idea di essere localizzato e controllato dalle tecnologie di riconoscimemto. Ciò che temo, invece, è che si arrivi alla profilazione degli individui a seconda di classi di rischio, come- ad esempio- è ciò che già succede quando le carte di credito modificano i limiti di spesa in modo apparentemente arbitrario. Noi stiamo rapidamente precipitando in una società che sarà retta come una compagnia di assicurazione. La profilazione è pericolosissima, in quanto non sarà più fatta da esseri umani ma dall’intelligenza artificiale: si rischia di entrare (e forse già ci siamo) in un meccanismo tremendo in cui nessun essere umano controllerà più le discriminazioni crescenti che governeranno la società. Sarà una società a caste, come la società indù del passato, governata però da computer”.
 
Dalla guerra al virus alla guerra in Ucraina. Pare che la nuova emergenza si contrasterà regolando i termostati. Non Le risulta una certa passività, da parte degli Italiani, persino nei confronti delle dichiarazioni più esilaranti dei nostri governanti?
 
“In generale, è buona regola non credere troppo alle cose buone che gli altri dicono di noi, spesso sono adulazioni. Invece, vale la pena di prendere sul serio le critiche che ci vengono rivolte, la gran parte delle volte (anche e soprattutto se maligne) dicono il vero. Questo vale sia per i singoli sia per le categorie e le nazioni. All’estero l’Italiano è considerato geniale, dotato di estro, senso artistico, ecc. ma anche vile e traditore. L’immagine che molte persone fuori dall’Italia hanno degli italiani è quella di un popolo di servi furbi, di cui non fidarsi troppo: insomma, il personaggio portato tante volte sullo schermo da Alberto Sordi e, prima di lui, dalle maschere della Commedia dell’Arte. Certo, non tutti gli italiani sono così, ma questi aspetti del carattere nazionale esistono e sono spesso predominanti. Il potere in Italia è consapevole di poter dire ciò che vuole, anche le cose più ridicole tipo le ultime affermazioni sui condizionatori dette dal nostro Presidente del Consiglio, perché nessuno si ribellerà: l’Italiano medio negozia la propria libertà per compiacere il padrone di turno, con la speranza (non detta) di riuscire poi a ingannarlo. È la morale del servo: fingere di obbedire e invece disobbedire di nascosto, sempre pronto a tradire l’amico per salvare sé stesso. La fortuna di un bellissimo film di molti anni fa, “La Grande Guerra” con la regia di Monicelli, fu in parte dovuta proprio al suo finale, in cui i due Italiani cialtroni (Gassman e Sordi) si riscattavano con un gesto di vero eroismo: ma era solo un film”.

Foto, Emilio Mordini

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